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Italia: siamo a corto di giovani

Il fenomeno è noto, ma le cifre del Censis lo fotografano in termini inquietanti. Negli ultimi dieci anni la popolazione ha perso «più di 2 milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni». Eppure, paradossalmente, le difficoltà nel trovare un posto di lavoro e nel mantenerlo rimangono altissime

di Sara Santolini 

I giovani, in Italia, sono “merce rara”. Così almeno li definisce Giuseppe Roma, direttore generale del Censi in commissione Lavoro pubblico e privato della Camera. 

«I giovani sono in via di estinzione. Nell’ultimo decennio, dal 2000 al 2010 abbiamo perso più di 2 milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni». Nello stesso periodo gli italiani over 65 sono aumentati di 1 milione 896 mila unità. 

Le cause vengono fatte risiedere  in due fattori determinanti. La “fuga dei cervelli”, ma anche di coloro che “cervelli” non sono ma che in ogni caso decidono di andare a lavorare all’estero, riguarda soprattutto quei giovani che da noi non trovano occupazione, o non ne trovano una adeguata. Soprattutto però non c’è stato ricambio. L’Italia non ha figli perché non può permetterseli, perché per mettere al mondo un bambino bisogna avere la possibilità almeno di dargli da mangiare. Il che, senza lavoro o con un lavoro precario o a tempo, è sempre più difficile. Lo era 15 anni fa, figuriamoci adesso che qualsiasi cosa vada oltre la mera sopravvivenza è diventata un lusso. Quindi la tendenza all’invecchiamento, se non cambieranno le cose, non potrà che acuirsi.

Certo, che questo Paese stia invecchiando non è una novità. Lo è invece considerare i giovani tra i 15 e i 34 anni nel modo in cui ha fatto il direttore del Censis: “merce rara” per chi? 

Non per le aziende, nonostante Giuseppe Roma proponga una serie di misure per incentivare le aziende ad assumerli. La disoccupazione giovanile al 28% significa che circa tre giovani su dieci sono “a spasso”. Altro che merce rara. Anche considerando che i giovani sono mediamente meno formati, e chiaramente non hanno l’esperienza dei lavoratori più maturi, il dato non fa pensare a una rarità di lavoratori giovani e assumibili. Piuttosto il lavoro è una merce rara, sempre più rara. I pochi giovani che ci sono e che lavorano spesso prendono il posto di quelli più maturi, che ormai costano “troppo” per le aziende. Vista l’alta percentuale di disoccupazione, infatti, si accontentano di rapporti a tempo determinato, possono sottoscrivere quei contratti di apprendistato che sono così convenienti per le aziende e, in generale, sono più disponibili a svolgere ogni tipo di mansione, anche quelle che non sarebbero di loro competenza.  

Il loro futuro, però, è quello di passare da un contratto rinnovabile di tre mesi in tre mesi finché non saranno più così giovani. Allora, con ogni probabilità, invece di ottenere finalmente la stabilizzazione del loro posto di lavoro, saranno costretti a farsi da parte cedendo il passo alla prossima generazione di spiantati. La disoccupazione giovanile potrà anche calare, ma solo perché i giovani saranno davvero pochi. E i giovani di oggi, ormai quarantenni, saranno penalizzati da un mercato del lavoro che pone, oltre tutto e in maniera sempre più diffusa, stringenti limiti di età nonostante una legge specifica lo vieti: il Decreto Legislativo 9 luglio 2003 n. 216 relativo all’attuazione della direttiva 200/78/ CE, che prevede la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Una norma che molte aziende fingono di non conoscere, pur di continuare ad assumere solo chi dà modo di fruire di particolari agevolazioni.

Come segnala Giuliano Aguzzoni, psicologo coordinatore dell’Informagiovani di Cesena, «calcolando una percentuale approssimativa possiamo affermare che tra i disoccupati presenti nel nostro database, sono le donne a prevalere. Un buon 60%, infatti, risulta iscritto e in cerca di lavoro. Le richieste maggiori, però, arrivano dai giovani ed esattamente dagli utenti della fascia d’età 19/25, che sono generalmente molto qualificati con profili medio/alti. Per quanto riguarda le offerte di lavoro, invece, abbiamo avuto un trend positivo fino al 2008, dopodiché è avvenuto un crollo improvviso che ancora permane».

 

Sara Santolini

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