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La Spagna in piazza contro - tutta - la classe politica

Alla Spagna gli aiuti non sono ancora stati concessi, pardon, imposti, eppure in quel Paese avviene già qualcosa di molto interessante. I cittadini scendono in piazza con un obiettivo molto preciso di protesta: contro i partiti - tutti o quasi - attualmente ai vertici della scena politica.

La cosa è interessante perché differentemente da quanto avviene in molti altri Paesi, Italia inclusa, le manifestazioni non sono indette da questa o quella parte politica, evidentemente contro l'altra, ma il risentimento, viceversa, è diffuso e concentrato contro tutta la classe dirigente attualmente in vigore.

Si capisce subito la novità importante della cosa. 

Il movimento di cittadini che sta protestando alla Puerta del Sol - denominato dai media come "Movimento degli indignati" - urla a chiare lettere che i due principali schieramenti politici "non (li) rappresentano". La protesta si svolge a pochi giorni dalle elezioni amministrative, e non si tratta solo delle migliaia di cittadini a Madrid, ma di una protesta allargata a tutta la Spagna.

Ribadiamo: i principali obiettivi della protesta sono le due formazioni di governo e opposizione, ovvero il Psoe di Josè Luis Rodriguez Zapatero e il PP di Mariano Rajoy. Partiti che, naturalmente, sembrano non aver capito nulla della protesta: il primo ha tentato di avvicinarsi al movimento, il secondo ha preso spunto per attaccare gli avversari. Entrambi, insomma, tentano di cavalcare qualcosa che si muove invece esattamente per disarcionarli.

La situazione in Spagna è critica. La disoccupazione giovanile si aggira attorno al 45% (ricorda qualcosa?) e la situazione economica sta rapidamente peggiorando per quasi tutte le classi sociali. Tra queste, evidentemente, sono soprattutto quella dei giovani e quella che una volta era considerata classe media, ovvero la grande maggioranza (per non parlare di chi è sulla soglia della vera e propria povertà) a subire i problemi maggiori.

Tra un taglio del rating della varie agenzie, un aumento dei rendimenti dei buoni statali e il fatto di sentirsi ormai nel mirino della speculazione, dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, la Spagna inizia insomma ad accorgersi della situazione. E a reagire. 

Sia chiaro, anche nel nostro Paese ci sono state delle manifestazioni apparentemente senza alcuna caratterizzazione relativa a uno schieramento politico, ma la cosa, quando è successa - pensiamo ad esempio alle manifestazioni del "popolo viola" - è avvenuta sempre con un obiettivo mirato e circoscritto. Quasi sempre, peraltro, contro azioni decise dall'attuale governo in carica. 

In Spagna si sposta invece sensibilmente l'obiettivo e di fatto, converrete, bisogna sottolineare che sembra apparire all'orizzonte una nuova fase della presa di coscienza della situazione generale. Nel momento in cui una massa di cittadini si muove senza alcuna bandiera politica che non sia la propria voce e rappresentanza, e si muove contro entrambi gli schieramenti del proprio Paese, si dimostra incontrovertibilmente una cosa: la percezione dello scollamento totale tra classe dirigente e popolo è ormai cosa certa, così come il fatto di non sentirsi rappresentati da nessuno.

A questo punto, se le proteste andranno avanti, gli scenari - insegna la storia - sono due: l'emersione di una forza populista in grado di canalizzare e intercettare tali scontenti (e spesso di depotenziarli) oppure un periodo in cui tutta la classe politica inizierà a sentirsi assediata, e sostenuta da sempre meno cittadini, all'interno di un palazzo che crolla. Il che apre a nuove e interessanti possibilità, in ogni caso.

 

Valerio Lo Monaco

La decrescita, spiegata con una favola

Secondo i quotidiani del 19/05/2011