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News dal meraviglioso mondo nucleare

Del disastro di Fukushima si parla assai meno di quanto si dovrebbe, visto che la crisi è ancora in pieno corso di svolgimento. E sulle altre notizie negative concernenti l’energia atomica regna la consueta disattenzione. Ma basta riunirne alcune per ottenere un ulteriore, inquietante capitolo dell’atto d’accusa contro questa follia pseudo scientifica. Dai rischi altissimi e di nessuna convenienza economica

di Davide Stasi

In attesa di sapere se la furbesca moratoria del governo per fermare il referendum sul nucleare proseguirà nel suo iter istituzionale (ma visto che hanno annunciato il voto di fiducia si direbbe senz’altro di sì), e se poi verrà ammessa o meno dalla Corte di Cassazione, è utile fare un punto della situazione. Prendendo le mosse da Fukushima, certo, ma dando anche conto delle maggiori notizie diffuse a livello internazionale, e che in Italia, ovviamente, poco si conoscono. Perché tutte rilanciano il segnale chiaro di quale follia economica, energetica e ambientale sia l’energia nucleare.

Incominciamo con il dramma di un uomo: Masataka Shimizu. Presidente, anzi ormai ex presidente della TEPCO, la società che gestiva la centrale di Fukushima. Venerdì scorso ha indetto una conferenza stampa dove ha ammesso tutte le proprie responsabilità: dai ritardi negli interventi di raffreddamento dei reattori incidentati, alla sua scomparsa dalla cabina di regia durante la crisi (è stato ricoverato all’ospedale per stress e ipertensione), passando dal conto salatissimo dell’incidente, ad oggi pari a 8,3 miliardi di euro. Alla faccia dell’economicità del nucleare.

In diretta TV Shimizu si è inchinato più volte, come da costume giapponese, chiedendo scusa. «Mi dimetto perché ho fatto crollare la fiducia dell'opinione pubblica nell'energia nucleare e per aver causato così tanti problemi e paure alla gente», ha dichiarato, affranto. Un’assunzione di responsabilità che qui in Italia non vedremo mai. Resterà consulente della TEPCO, senza stipendio, e verrà sostituito da un altro manager della società. Immaginando ciò che Shimizu sa dell’incidente e delle sue responsabilità, probabilmente ora, conoscendo le abitudini giapponesi, è bene vigilare che non compia atti di autolesionismo. Intanto la TEPCO ha confermato, sai che notizia, che i quattro reattori della centrale Daiichi verranno smantellati. Nessuna precisazione sui tempi e sui modi: di fatto l’emergenza è tutt’altro che superata e, secondo indiscrezioni, nessuno in Giappone sa che pesci prendere.

Come si era sospettato fin dall’inizio, la tragedia giapponese ha messo in discussione globalmente l’energia nucleare. Ed è ciò che sta accadendo, ai più alti livelli, come riporta la rivista “Nature”. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), ente teoricamente indipendente facente capo all’ONU, è sul banco degli imputati, dopo Fukushima, per l’indolenza con cui ha reagito alla crisi giapponese. Quasi paralizzata dall’evento, si è limitata a diffondere comunicati confusi e reticenti, che secondo alcuni denunciano la sua più che ampia contiguità con gli interessi legati all’atomo. 

L’IAEA, teoricamente, dovrebbe essere il soggetto che, a seguito di un incidente nucleare, informa il mondo con prontezza e trasparenza dei pericoli e mette in atto tutte le cooperazioni possibili per un contenimento efficace delle conseguenze. Già nel post-Chernobyl aveva dimostrato scarsa inclinazione alla trasparenza, venendo poi scandalosamente smentita da studi indipendenti. Con Fukushima l’IAEA è svaporata. Sul tavolo della prossima riunione a Vienna, in giugno, i paesi e i ministeri coinvolti nella sua gestione sono decisi a portare proposte di riforma radicale della sua struttura e delle sue funzioni. Proposte probabilmente destinate a finire insabbiate dai veti e dagli interessi incrociati dell’industria nucleare, certificando così la sua già palese irrilevanza.

E veniamo infine alla Francia, dove, secondo Berlusconi, le città fanno a gara per avere una centrale sul proprio territorio. Non piove abbondantemente da tempo, i fiumi minacciano la secca, e in molte parti i cugini d’oltralpe stanno patendo la sete. Venti dipartimenti hanno già stabilito restrizioni idriche, suscitando la rabbia degli agricoltori. Ma anche dei gestori delle centrali nucleari, che traggono dall’acqua dei fiumi l’elemento base per il raffreddamento dei reattori. Se l’estate sarà torrida come si prevede, e com’è ovvio in era di riscaldamento globale, sarà un grosso problema. Nel caso, EDF ha già pronto un piano di spegnimento di un certo numero di centrali, la cui stabilità sarà a quel punto messa in serio pericolo (la reazione nucleare prosegue, anche a reattore fermo). E ancora una volta basterà un capriccio della natura, su cui stavolta davvero l’uomo ha ampie responsabilità, per mandare a gambe all’aria tutto l’apparato energetico di un paese, e mettere in discussione l’ingegno scientifico e tutta l’industriosità del genere umano. Oltre che i sistemi di sicurezza delle centrali nucleari, di qualunque generazione esse siano.

 

Davide Stasi

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