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Se Silvio fosse francese

Qualcuno ricorderà il grottesco e divertentissimo dialogo tra John Travolta e Samuel L. Jackson in “Pulp fiction” in cui i due sicari dissertano sui diversi livelli e i diversi effetti che si possono ottenere, dal punto di vista della seduzione sessuale, con un massaggio ai piedi. L’uno sostiene che non ci sia niente di male, l’altro invece sottolinea come, se fatto con intenzione, l’atto possa avere non solo significati di spiccato erotismo, ma anche conseguenze nell’ingenerare pericolose gelosie, se i piedi massaggiati appartengono alla “pupa” del boss di turno. Alla fine il più scettico si convince e, visto quello che sta accadendo in Francia al viceministro Georges Tron, possiamo anche noi convincerci che un massaggio ai piedi può avere gravi conseguenze politiche.

I fatti. Georges Tron è viceministro alla funzione pubblica nel governo di François Fillon, ma nella vita è un esperto di riflessologia plantare. In parole povere, sa massaggiare i piedi. E proprio per questo ora si trova nel mezzo di una bufera a sfondo sessuale che ne sta determinando le dimissioni. Ad accusarlo due donne, di 34 e 36 anni: approfittando di un innocuo massaggio plantare, Tron sarebbe sostanzialmente saltato loro addosso. I fatti risalgono al periodo tra il 2007 e il 2010, quando le due lavoravano con l’uomo al municipio di Draveil. Le molestie sarebbero state talmente sconvolgenti da spingere entrambe a tentare il suicidio.

Tron, ovviamente, nega tutto. «È assurdo», ha dichiarato, «si tratta di una vendetta personale e ho gli elementi per provarlo». E intanto il suo avvocato ha denunciato le due donne per calunnia. Mentre sullo sfondo c’è l’immagine di Dominique Strauss-Kahn in manette, per un’altra storiaccia di sesso non proprio cooperativo, in Francia fioccano le richieste di dimissioni per il viceministro. E questo nonostante, a differenza del caso di Strauss-Kahn, non ci sia lo straccio di una prova, ma solo due versioni a confronto. Eppure, dopo giorni di aspre critiche, lo stesso viceministro mostra di avere consapevolezza della situazione.

Nel momento in cui la vicenda è diventata di pubblico dominio, infatti, Tron non ha gridato al complotto, non se l’è presa con la stampa che ha diffuso la notizia, appellandosi a una privacy che per un personaggio pubblico e con responsabilità pubbliche giustamente non esiste. Di fronte al montare delle polemiche, non ha detto di aver massaggiato i piedi delle ragazze a sua insaputa, bensì ha dichiarato: «le accuse contro di me sono pura fantasia, e non avrò alcuna difficoltà a dimostrare la mia buona fede». Come a dire: mi difenderò nel processo e non dal processo. «Ma non voglio diventare scomodo», ha poi rincarato. «Ora si pone la questione delle mie dimissioni. Dire il contrario sarebbe da idioti».

Insomma, che gli prende ai francesi? Non ci sono prove, le due fanciulle non sono imparentate con nessun ex capo di Stato nordafricano, tanto meno Tron se la tira da tombeur de femmes cercando di far passare le sue bravate per l’espressione di normali impulsi ormonali, per la serie “così fan tutti”. Anzi, dice a chiare lettere che, con quelle accuse pendenti, la sua permanenza rischia di infangare il governo. Certo Tron non ha a disposizione intere batterie di giornali e TV al proprio servizio, e soprattutto non ha a che fare con gli italiani. E proprio per questo il messaggio è chiaro: fare politica comporta avere una dignità di ferro, una vita trasparente, per non gettare ombre e fango su un’intera leadership.

Dunque occorre farsi da parte, al di là di qualunque futuro esito giudiziale. Ciò che è al centro del tavolo è una cosa che in Italia ormai si è smarrita: l’opportunità politica. Un uomo di Stato può fare cose opportune e cose inopportune. Nulla osterebbe di concreto, trattandosi di mere accuse, alla sua permanenza al governo. Eppure ha già le dimissioni in mano, perché così è opportuno. Non è certo intenzione di Tron, né dei media francesi, anche se magari in cuor loro lo pensano, sostenere che chiunque, in situazioni simili, tenga una condotta diversa, denuncia una mancanza di etica pubblica e, alla fine, è un idiota. Ma da lì a fare il confronto con il caso italiano il passo è breve. 

E guardando alla Francia viene da pensare che Beppe Grillo abbia ragione quando dice che i peggiori difetti incubati in Italia tendono da sempre a diffondersi come un virus, dal fascismo alla sessuomania degli uomini politici. Solo che altrove qualche anticorpo è rimasto.

 

Davide Stasi

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