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Il Portogallo e il film già visto

Sembra un copione già visto, per quanto attiene al Portogallo. I miliardi di euro necessari al salvataggio da parte di Fmi e Ue sembra saranno attorno ai 100, anche se per il momento si parla di 78 miliardi. Il 5 maggio scorso il governo portoghese ha approvato il piano di aiuti negoziato con le due organizzazioni deputate allo strozzinaggio legalizzato.

Per approvazione, naturalmente, si intende il fatto di porgere la testa di tutti i cittadini portoghesi sul piatto imposto, non altro. Per attuare il piano di austerity grazie al quale il Portogallo riceverà gli aiuti internazionali, "serve davvero uno sforzo nazionale", così come dichiarano, in una nota congiunta, sia Olli Rehn, il commissario Ue per gli affari internazionali, sia Strauss-Kahn, il direttore generale dell'Fmi.

Chi ricorda la storia di Grecia e Irlanda, insomma, leggerà parole che già conosce. E sarà in grado di prevedere cosa accadrà a breve: taglio delle pensioni e dello stato sociale, aumento delle tasse e delle accise, per dire solo qualcosa (saremo più approfonditi nella puntata di Noi Nel Mezzo in diretta oggi alle 16 e 30 sul sito).

La notizia secondo la quale l'asta dei bond portoghesi a tre mesi sia andata abbastanza bene, ovvero il fatto che si sia riuscito a collocare un importo di circa 1.12 miliardi di euro è solo parzialmente positiva. Da una parte perché tali bond sono stati collocati al rendimento del 4.652% (rispetto al 4.046% dell'asta del 20 aprile) che non è certo basso, dall'altro lato per il fatto che tale rendimento, in ogni caso non stratosferico, è dovuto proprio al fatto di aver comunicato di aver raggiunto tale accordo con Ue e Fmi, che come sappiamo, ed è facile immaginare, sarà in primo luogo devastante per tutto il paese, in secondo luogo del tutto inutile per risolvere la situazione. 

Anzi. Se guardiamo alle ultimissime notizie provenienti dalla Grecia, infatti, si fanno avanti le prime timide indiscrezioni in merito al ritorno alla Dracma da parte del paese ellenico. Anche se prontamente smentita, questa notizia è il duplice segnale che conferma il fatto, da una parte, che gli aiuti da parte di Ue e Fmi non servono ad altro se non ad ingrassare le casse degli speculatori e a impoverire ulteriormente quelle dei cittadini, dall'altro lato che si inizia a fare viva la tendenza che vuole i paesi indebitati ormai in grado di capire la situazione, e dunque di provare a ipotizzare una delle poche, pochissime strategie che, pur con sacrifici iniziali enormi, potrebbero portare a una uscita dalla situazione.

Un ritorno alle monete locali porterebbe sicuramente momenti terribili dal punto di vista economico, per esempio una inflazione alle stelle, ma alla lunga pagherebbe: il ritorno alla sovranità della propria moneta è uno dei passaggi fondamentali per tentare di uscire dalle maglie della speculazione internazionale.

 

Valerio Lo Monaco

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