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La Scozia verso la libertà

Dopo secoli e secoli di asservimento all’Inghilterra, potrebbe finalmente arrivare la sospirata indipendenza. Attraverso un referendum popolare che ha già avuto il placet, del resto inevitabile, da parte del governo “di Sua Maestà la Regina” 

di Ferdinando Menconi 

Il governo di Londra ha dichiarato che non si opporrà ad un eventuale referendum per l’indipendenza della Scozia, sempre più probabile vista la storica vittoria dello Scottish National Party di giovedì scorso. Ma come avrebbe potuto diversamente, visto che l’Inghilterra sta sostenendo a spada tratta gli indipendentisti di Cirenaica?

Certo, ad essere giuridicamente precisi, non dovremmo dire Inghilterra, ma Regno Unito, anche se speriamo che quest’ultimo non continuerà ad essere tale ancora a lungo. Però, com’è noto, si scrive Regno Unito ma si legge Inghilterra. Quell’Inghilterra che sfrutta il petrolio scozzese, così come la Tripolitania sfrutta quello cirenaico, e questo solo per fermarsi al petrolio. Gli uomini che l’Inghilterra ha mandato al massacro per le sue guerre varrebbero molto di più, anche se la vita umana, è noto, vale meno di un barile di greggio.

Dobbiamo confessarlo: l’ipotesi di una Francia che, magari in nome della “Auld Alliance”, si fosse messa a bombardare Londra per difendere i civili scozzesi non ci sarebbe affatto dispiaciuta; e se poi si aggiungono i corollari degli attacchi mirati al Raìs e famiglia, la versione in salsa Hannover-Windsor sarebbe stata veramente gustosa.

Londra, però, questa volta non è in grado di opporsi, almeno militarmente, alla eventuale volontà di indipendenza scozzese, e il compito di ostacolarla spetterà ai media che, verosimilmente, saranno scatenati in maniera immonda. Quindi la possibilità che l’Act of Union del 1707 sia revocato e che nessun Re tedesco d’Inghilterra sia più incoronato sulla sacra pietra di Scozia potrebbe essere una realtà a partire da Carlo, visto che già la madre potrebbe essere costretta a modificare lo stemma reale.

Gli “unionisti”, termine sinistro, inglesi già stanno facendo circolare verità assiomatiche che vorrebbero la Scozia come un paese non in grado di mantenersi economicamente da solo. Peccato che esistano studi, di fonte governativa inglese, tenuti segreti dal 1975 fino alla legge sulla Legge sulla Pubblica informazione del 2005, che dimostrano come invece la Scozia avrebbe enormemente da guadagnare a scrollarsi di dosso il giogo inglese.

Qualcuno arriva a minimizzare e a sostenere che il referendum cambierebbe poco, a partire da alcuni commentatori italiani che probabilmente orecchiano i comunicati inglesi. Ma la loro incompetenza si svela subito, basta che dicano che la religione resterebbe presbiteriana e che il monarca di Londra resterebbe capo della Chiesa: peccato che la Regina sia capo della Chiesa d’Inghilterra, che è cosa ben diversa dal protestantesimo presbiteriano, con cui la teocrazia inglese fu a lungo in conflitto e che accettò solo negli anni 30 del secolo XIX per combattere la libertà di Irlanda.

Si dice, in aggiunta, che la Regina resterebbe capo dello stato come negli altri paesi del Commonwealth. Anche se fosse, in quei paesi si tratta di una figura dal valore meramente formale. Una figura di cui ci si può sbarazzare in un attimo, come fece l’Irlanda appena finita la seconda guerra mondiale o come non ha fatto l’Australia che ha preferito, in un referendum, tenere la Regina: ma solo perché gli australiani volevano diventare una repubblica presidenziale e non la Repubblica parlamentare desiderata dalla casta locale. Meglio la Regina, a quel punto. Una Regina che sa di essere unta dal popolo e non dall’Arcivescovo di Westminster 

Ma questo discorso, “cambierebbe poco”, è una riflessione da gente piccola, asservita a logiche di potere e utilità materiale: anche “cambiasse in peggio”, l’essere una nazione libera è cosa che non ha prezzo. Speriamo, quindi, che una volta chiamati alle urne gli scozzesi sapranno mostrare il coraggio di coloro che presero a calci le armate di Edoardo, come ricorda ad ogni partita di rugby il loro inno, e pongano una frontiera fra loro e l’Inghilterra. L’Inghilterra che, come abbiamo già ricordato, non potrà opporsi in armi: perché come si fa a difendere civili e ribelli di paesi lontani per poi bombardarli quando sono vicino casa? Specie quando hanno sulle spalle secoli di oppressione tali da legittimare qualsiasi azione, anche se di estrema violenza. Purtroppo per Londra, poi, c’è anche un film di propaganda di grande efficacia che circola da una quindicina d’anni, e si sa che il cinema è un’arma potente per l’immaginario e il consenso, molto più della propaganda informativa di regime.

Ferdinando Menconi

 

 

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