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Castelli, una logica da 4 soldi

Detto alla romana: ma Castelli ci è o ci fa? Detto alla lombarda: l’è fa inscì. È fatto così. Il classico esempio di un certo tipo di lombardo, che per fortuna non è il solo ma che è fin troppo frequente. Quello che tira dritto per la sua strada come se l’intero universo fosse la sua personalissima fabbrichetta, e che è allo stesso tempo ottuso e intelligente: ottuso nelle premesse e intelligente – abbastanza intelligente – nella loro applicazione pratica. Ottuso sul piano della riflessione generale su di sé e sugli altri (che è poi la vera intelligenza: quella che induce a riconsiderare continuamente le proprie idee e a vagliarle daccapo, più per una propria esigenza di approfondimento che per essere pronti a difenderle in un’eventuale discussione) e intelligente nella prassi corrente, sia pure nei limiti di un approccio a scartamento ridotto e sempre uguale a se stesso. 

Prendiamo ieri sera, ad esempio. Nella puntata finale di Annozero, il baldo ingegner Castelli, già ministro della Giustizia, scodella il seguente ragionamento: prima delle amministrative gli antiberlusconiani avevano parlato di regime e di sostanziale mancanza di democrazia, a cominciare dal controllo delle principali reti televisive da parte della maggioranza di governo e della conseguente manipolazione ai danni dei cittadini meno attenti; dopo il voto, invece, si sono messi a inneggiare alla dimostrazione collettiva di libertà di pensiero – e quindi di democrazia, appunto – offerta dagli elettori che hanno portato alla vittoria i vari Pisapia e De Magistris. Conclusione: le accuse precedenti erano manifestamente infondate, essendo state smentite da ciò che è accaduto in seguito. 

Povero Castelli. A lui sembra di aver appena spiattellato una dimostrazione inoppugnabile (e infatti se ne compiace da solo con malcelata soddisfazione) ma in realtà si sbaglia. Di grosso. La tesi iniziale non è affatto in contrasto con gli sviluppi successivi. E men che meno è incompatibile. Un conto, infatti, è sostenere che venga esercitata una pressione indebita e che essa tenda a manipolare l’elettorato, e un altro è affermare che quella manipolazione sia infallibile e senza scampo. Proprio perché a suo tempo è stato ministro della Giustizia, Castelli dovrebbe sapere che la mancata realizzazione dell’intento delittuoso non cancella né il reato né le responsabilità di chi lo ha commesso. Accanto all’omicidio, esiste il tentato omicidio. Accanto al furto, il tentato furto. Eccetera eccetera. 

Traslato il tutto in campo politico, quindi, la denuncia delle innumerevoli scorrettezze e sopraffazioni da parte del centrodestra si giustifica in quanto tale, a prescindere dal fatto che esse producano o non producano, o producano soltanto parzialmente, le pessime conseguenze cui sono finalizzate. Quando si parla di “regime” non si intende certo dire che siamo già precipitati in una dittatura nel senso stretto del termine, dove le più elementari libertà politiche sono espressamente negate e duramente represse. Si sta solo dicendo, invece, che è in atto un processo di snaturamento della democrazia, sul doppio binario di una legislazione capziosa, che va dalla soppressione delle preferenze alle leggi ad personam e ricomprende moltissimi altri casi più o meno noti, e di una gestione occhiuta e invasiva delle istituzioni controllate direttamente e indirettamente dalla maggioranza, a iniziare dalla Rai. 

Di fronte a questa strategia, non di rado grossolana ma tuttavia capillare e a suo modo coerente, rimane per fortuna qualche sprazzo di resistenza. Che non è certo merito dei partiti della cosiddetta opposizione, abituati anch’essi a manipolazioni di ogni sorta, ma che in questo momento si trova a incrociarne la strada. E se Castelli e soci non riescono a capirlo c’è quasi da rallegrarsene: più l’avversario è pieno di sé, e convinto di avere sempre ragione, e sicuro di essere depositario di una logica adamantina che gli permetterà di sbertucciare all’istante qualunque interlocutore, e più aumentano le possibilità di sconfiggerlo. Le cose cambiano in fretta, nonostante tutto. Chi utilizza sempre lo stesso schema, nel presupposto che essendosi rivelato vincente in passato lo resterà anche in futuro, e per sempre, è destinato a scoprire all’improvviso che la sua sicurezza era mal riposta. Essendo solo sicumera.

 

Federico Zamboni

 

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