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Circoncisione: una mutilazione genitale?

La circoncisione è una mutilazione genitale, almeno per gli “intattivisti” californiani che sostengono un disegno di legge, detto  “MGM” (male genital mutilation), che se approvato andrebbe a prevedere pene, è proprio il caso di dire, fino ad un anno di reclusione, più una multa di mille dollari, per chiunque pratichi la circoncisione ad un minorenne.

Una premessa, prima di entrare nell’analisi di merito, è necessaria: negli USA la circoncisione è praticata per “default” a qualsiasi neonato maschio, indipendentemente dalle sue convinzioni religiose. Anzi, per doverosa precisione:  indipendentemente dalle condizioni religiose dei suoi genitori. Per meglio rendere la situazione statunitense è utile ricordare l’esempio, illuminante, di una puntata di “Sex and the city” in cui una delle protagoniste, Samantha, che aveva visto e preso più cazzi di quanti il pool di Milano possa immaginare, restava talmente sconcertata dalla visione del suo primo pene “intatto” da arrivare perdere la libido, a causa dell’insolito, naturale, eccesso di carne del membro che si trovava a dover gestire.

Il punto di partenza del direttore di Georgeanne Chapin, direttore di “Intact America”, è ineccepibile quando definisce la circoncisione “inutile dal punto di vista medico”, e su questo nessuna replica è scientificamente possibile. Certo non regge la vecchia fola della sua igienicità: per l’igiene basta lavarsi. Il bidet funziona meglio del taglio del prepuzio e, in caso di necessità, anche un lavandino può andar bene. Più difficile, invece, è sostenere che sia una pratica crudele assimilandola all’infibulazione, che è davvero un’usanza immonda e inaccettabile. In fondo, a guardarla superficialmente, la circoncisione, pur se assolutamente inutile, non comporta lesioni tali da poter essere considerata crudele, almeno nel compromettere una normale vita sessuale. Viceversa il mito metropolitano tenta, senza alcun fondamento, di affermare addirittura il contrario.

Assodato che il paragone con l’infibulazione è quantomeno azzardato, i californiani avrebbero avuto maggior fortuna se avessero dovuto confrontarsi con leggi come quelle italiane. Che permettono la circoncisione di un bimbo, a discrezione dei genitori, ma impediscono il taglio delle orecchie o della coda di cane, nonostante la volontà dei suoi padroni. Pensare che possa esistere una legislazione che tutela più le orecchie di un cane che il pene di un umano è un po’ strano e dovrebbe far riflettere, ma probabilmente, se lo farà, sarà nel senso sbagliato. È vero, e lo ammettiamo, che tagliare le orecchie a un cane è inutile e che tagliargli la coda compromette la sua capacità di interazione etologica con i suoi simili, ma resta da capire perché la coda del cane meriti più tutela della “coda” dell’uomo.

L’obiezione più facile, a favore della mutilazione del prepuzio, è quella che la circoncisione è un fatto, il più delle volte, religioso, il che sarebbe, forzatamente, condivisibile in Italia, ma solo se per le orecchie e le code dei cani fosse prevista una eccezione religiosa. E non si dica che questa sarebbe una religione troppo bizzarra: non è che tagliare un pezzo di pelle dal pene di un bimbo sia un precetto meno strambo. Intanto, non è che perché una cosa appartiene a una religione che debba essere, per forza, accettata dalle leggi di uno Stato. Non di matrice europea, almeno. Se così fosse, ma è cosa assolutamente fuori questione, dovremmo accettare anche l’infibulazione, che, sia chiaro, non è pratica islamica originaria, come erroneamente si crede, ma tribale africana e da questa trasferita in un certo Islam: non in linea col profeta, va ribadito,.

È proprio nella sua matrice religiosa, invece, che la circoncisione può essere crudele: perché se il bambino cui è stato imposto questo marchio di appartenenza, una volta adulto, decidesse di aderire a una diversa confessione (o di non aderire a nessun credo: cambia poco negli Stati dove l’uomo è, o dovrebbe essere, libero) sarebbe costretto a restare com’è. E a ricordarselo. Ogni volta, infatti, che questo “apostata” andasse al bagno vedrebbe su di sé il marchio di una religione che gli ripugna. Chi è uscito dalla religione cristiana, ad esempio, già prova su di sé quanto gli bruci il battesimo, nonostante un colpo di phon ne cancelli ogni traccia. Figuriamoci quello che può provare chi abbandona le religioni circoncisorie. Altro che i traumi relazionali del cane: un colpo di spugna non fa ricrescere ciò che è stato asportato.

Anche se non è terrificante come l’infibulazione, insomma, la circoncisione è una mutilazione. O, quanto meno, un marchio indelebile praticato senza nessuna base medica su una persona che potrebbe volerne rifiutare le implicazioni etico-religiose: si fa sempre in tempo a tagliare, una volta cresciuti, ma non si può far ricrescere ciò che è stato ablato. Ha, quindi, pieno fondamento la richiesta degli “intattivisti”, invocando la crudeltà della pratica e i diritti dell’individuo, di richiedere la rilevanza penale, e la relativa punibilità, della circoncisione di minorenni, considerato che in età adulta potrebbero rifiutare le imposizioni dei padri. 

Non si pretende certo che un umano possa essere protetto dalle mutilazioni come un cane: sarebbe impopolare e antistorico. Però è dovuto, da uno Stato libero, che i marchi indelebili sulla carne dei minorenni abbiano una tutela identica a quella di tatuaggi, scaring, branding e altre pratiche che lasciano segni definitivi sulla carne, indipendentemente dalla loro valenza religiosa. Anzi. è proprio in virtù di questa valenza che il minore deve essere difeso: non si può marchiare alla nascita, e per la vita, una religione sul corpo di una persona. Ognuno ha il diritto di scegliersela da sé, indipendentemente dall’educazione che si tenta di dargli. Questo, sia chiaro, nel pieno rispetto della dignità che merita ogni religione, almeno finché essa ne concede altrettanta alle altre: cosa che, a mero titolo di esempio, le religioni che vietano la conversione, con pene che vanno ben oltre dei piccoli tagli, non meritano certo.

Difficilmente gli “intattivisti” avranno successo, ma non può essere loro negato questo indiscutibile merito: hanno rotto il silenzio su un tabù del cazzo.

 

Ferdinando Menconi

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