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Nucleare. Promemoria finale

Prima di andare ad esprimerci alle urne, è bene fare un po’ il punto della situazione sul nucleare, magari traendo spunto dalle tante informazioni disponibili, che ovviamente in Italia, dove alcuni TG casualmente sbagliano a riportare le date del voto referendario, non circolano o circolano ampiamente distorte. Il miglior esempio è Fukushima, scomparsa totalmente dall’agenda informativa nazionale. Come si era previsto poco dopo il terremoto, solo ora, dopo mesi, cominciano a emergere elementi e dati che danno una proporzione abbastanza realistica della situazione, e soprattutto contraddicono alcuni luoghi comuni che, a forza di essere ripetuti dai media, si sono imposti nella percezione comune.

Per cominciare, è emerso che la centrale Daiichi non è andata fuori uso a causa dello tsunami, che avrebbe allagato e messo fuori uso gli impianti elettrici d’emergenza. In realtà l’intero complesso, costruito per resistere a un sisma del settimo grado, ha subito gravi lesioni già a causa del terremoto, di magnitudo nove. Non è un problema, si dice, per le nuovissime centrali, il cui livello di resistenza può essere aumentato per tollerare maggiori sollecitazioni. Questo adeguamento, però, avrebbe costi incalcolabili, ed è inevitabile chiedersi se ha senso buttare enormi quantità di risorse per contrastare la forza della natura, ingaggiando un braccio di ferro innaturale e perdente in nome dell’arroganza scientifica e dei profitti economici.

Nessun aggiornamento è più stato diffuso, poi, sulla situazione attuale della crisi giapponese. Forse perché è ben lontana dall’essere risolta. Le autorità giapponesi già nelle settimane scorse avevano ammesso ufficialmente di aver perso la corsa contro la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3 (quest’ultimo contenente l’infernale plutonio). Ma la nuova notizia è che, come logica conseguenza della fusione, la materia incandescente ha “bucato” il rivestimento protettivo, accumulandosi in fondo e all’esterno del contenitore principale. Sindrome cinese, in una parola. Che ora, pur restando in zona, potrebbe anche venire ribattezzata in sindrome giapponese.

Si tratta del peggior scenario possibile seguente a un incidente nucleare. L’agenzia nipponica per la sicurezza nucleare ha pubblicato un rapporto che fa a pezzi la TEPCO: la fusione era già in atto e pressoché completa poche ore dopo il terremoto. Dunque le tonnellate d’acqua e gli operatori mandati a morire (se non subito, tra poco tempo) erano tutte sceneggiate tranquillizzanti. In sostanza tutti i dati diffusi dal gestore privato sono stati sbugiardati, a partire dal rilascio di radiazioni, che sono state in realtà il doppio di quelle inizialmente dichiarate dalla TEPCO.

E il problema adesso è anche smaltire l’acqua che è stata inutilmente accumulata dentro e intorno ai reattori, nel tentativo di raffreddarli. L’area è una palude radioattiva, e tentare di intervenire per procedere al raffreddamento è un’opera improba. Essendo i nuclei fusi già fuoriusciti, probabilmente anche l’ipotizzato intombamento non avrebbe alcuna utilità. Ma oltre all’acqua dentro la centrale, il problema è anche l’acqua fuori, ossia il mare, dove è stata riversata, dall’incidente ad oggi, una quantità incalcolabile di acqua contaminata.  HYPERLINK "http://www.newswise.com/articles/scientists-study-ocean-impacts-of-radioactive-contamination-from-japan-s-fukushima-nuclear-power-plant" Un pool internazionale di studiosi incaricato di monitorare le conseguenze ambientali, l’ha già definito «il più grande rilascio nell’oceano di materiale radioattivo mai avvenuto». Si attende che gli studiosi comincino a trovare tonni a tre teste per avere una misura del prezzo che il Giappone, e il mondo, dovranno pagare al nucleare giapponese.

Un’altra notizia passata sotto silenzio, almeno in Italia, è stata la lezioncina che Angela Merkel è andata a dare due giorni fa al presidente USA Obama. Si è parlato sicuramente di strategie belliche internazionali, di debito pubblico, di economia, ma anche di approvvigionamento energetico. Gli obesi ed energivori Stati Uniti si sono confrontati con la longilinea Germania, già in buona forma, e strategicamente messa a regime, con la decisione irrevocabile di chiudere con il nucleare in tempi brevi. Ipotesi folle, nella narrazione comune, per un paese come gli USA. Ma perfettamente percorribile secondo le valutazioni tedesche, che la Merkel non ha mancato di far presente al premio Nobel, offrendo anche l’esperienza dei propri esperti e scienziati per una road map veloce e sostenibile.

In tutto questo, il massimo di cui si riesce a discutere in Italia è il pasticcio sulle schede degli italiani all’estero. Che pasticcio non sarebbe se il governo non avesse tentato lo scippo facendo un decreto che ha allungato a dismisura i tempi e ingenerato la massima confusione. Ora c’è chi teme piogge di ricorsi, o qualche altro trucchetto infame del governo imperniato sull’intoppo degli italiani all’estero. La soluzione è una e una sola: andare a votare e portare altri a votare. In massa. E per quattro sì. Quattro mosse per chiudere un’intera stagione politica, fra le più grottesche della storia patria.

 

Davide Stasi

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