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Un lato poco capito, ma molto evidente, del risultato del referendum

Uno degli aspetti meno evidenti, a prima vista, del risultato del referendum di ieri, è relativo alla bocciatura, di fatto, di un unico ambito generale: quello del mercato.

Tutti e quattro i quesiti referendari, infatti, hanno in comune il filo rosso della speculazione e del mercato, a spese dei cittadini. Sia quello sul nucleare, sia quelli sull'acqua e anche quello diretto su Berlusconi (che di questo si è trattato) sono infatti risultati che hanno abrogato delle norme promulgate a favore dei privati contro i cittadini.

I dati di tutto il mondo, e anche ben oltre il pur fondamentale tema della sicurezza, dimostrano infatti che le centrali nucleari non sono la risposta adatta, dal punto di vista energetico ed economico, alle carenze del nostro modello di sviluppo. I costi di realizzazione, gestione e smaltimento dei rifiuti - ovvero occultamento - e considerando tutti i costi indiretti ma che devono pur sempre essere contabilizzati, sono infatti nettamente superiori all'energia che si ricava dalle centrali stesse. A guadagnarci, insomma, sarebbero state le sole aziende impegnate nella costruzione e nella gestione delle centrali stesse, anche grazie ai lauti contributi pubblici. E a farne le spese sarebbero stati tutti i cittadini, in termini economici e in termini di salute.

Per quanto attiene all'acqua il discorso è ancora più semplice: è evidente che pagare delle tasse per il servizio idrico allo Stato equivale a dare denaro al proprio Stato, ovvero a sé stessi, mentre pagarle a una azienda privata equivale a darli ai proprietari delle aziende. Inoltre un governo di uno Stato si può cambiare, e magari sperare in una gestione del settore idrico più oculata, mentre sul Consiglio di Amministrazione di una società privata il cittadino non può minimamente intervenire. E questo ben oltre il merito della bontà del servizio o meno.

Su Berlusconi, infine, il punto è ancora più chiaro: si tratta della punta di lancia di questo sistema, in Italia almeno, che ovviamente sostiene - da sempre - la politica (e i profitti) del privato, in primo luogo i suoi e quindi quelli dei suoi sodali, contro quelli del "pubblico".

Di fatto, dunque, i quesiti erano tutti legati da un tema di fondo.

Beninteso, non sappiamo quanto questo sia stato capito, e se nella percezione generale abbia pesato, ma è di tutta evidenza, soprattutto oggi, in periodi di crisi generalizzate che vengono pagate in primo luogo dai cittadini stessi, che ove questi si possono esprimere, coscientemente o meno, capiscono che è proprio il settore privato (oltre a quello pubblico lottizzato e compromesso) ad andare contro i suoi stessi interessi.

 

Valerio Lo Monaco

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