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Attenzione alle proprie "ricchezze"

Prepariamoci alle una tantum. Occhio, abbiamo scritto "alle", non a una. 

Lo scriviamo in tempi non troppo sospetti, non tanto per manie di previsionismo, quanto perché semplicemente leggendo i numeri del nostro Paese risulta chiara che una scappatoia - scappatoia si fa per dire - che l'Italia avrebbe prima di finire (comunque, presto o tardi) strangolata dagli speculatori internazionali, esiste.

La direzione che sta prendendo l'Europa tutta è chiara, o dovrebbe esserlo. La situazione in Grecia, sulla quale continuiamo a vigilare giornalisticamente, è lampante. E lo stesso per Irlanda e prestissimo per il Portogallo. In più si inizia a declassare varie Banche in Europa per la troppa esposizione nei confronti della Grecia, come abbiamo visto ieri. I nostri bond iniziano a salire pericolosamente e insomma, per essere sintetici, non si vede il motivo per il quale l'Italia dovrebbe rimanere indenne da tale trend.

Però c'è un però, grosso come una casa. Anzi, esattamente come una casa.

A differenza che nella maggior parte degli altri paesi al mondo, l'Italia - come scrive l'analista Eugenio Benetazzo - ha la terza riserva aurea a livello mondiale, con oltre 2400 tonnellate di metallo prezioso (dopo Usa e Germania. Ad esempio: Cina e India ne hanno rispettivamente 1000 e 500). Il che offre, almeno a parole, una certa maggiore credibilità a livello mondiale.

Soprattutto, però, l'Italia è il paese che ha il più grande patrimonio privato al mondo. Ci sono insomma circa otto trilioni di euro: quattro da beni immobili di proprietà e quattro sotto forma di altre liquidità e investimenti.

Dunque le famiglie italiane, prese nel loro complesso, sono più ricche di quelle degli altri Paesi. È uno dei motivi per il quale, ad esempio, anche dal punto di vista prettamente visivo, la crisi in Italia non abbia al momento dimostrato tutta la crudezza che invece dimostra a livello globale. Sostanzialmente, la maggior parte delle famiglie italiane (ovviamente escludendo quelle che sono già in modo chiaro nell'ambito della povertà) stanno mantenendo grossomodo il medesimo tenore - economico - di vita di prima semplicemente attingendo alle proprie riserve accumulate in passato.

Il che, dal punto di vista psicologico, è forse comprensibile. Dal punto di vista matematico significa invece semplicemente che, metaforicamente, invece di ridurre la propria velocità di consumo, in seguito a meno ingressi e all'aumento del carburante, si preferisce, al momento, attingere alle taniche di benzina che si hanno in deposito. Che prima o poi finirà. Ogni commento può essere lasciato facilmente al lettore.

Ma il punto è un altro: siccome si sa che le famiglie italiane hanno questa ricchezza superiore a quella degli altri paesi, una delle possibilità affatto remote che potrebbe venire in mente a questa o quella classe politica (la differenza è irrilevante) nel momento in cui davvero per tenere i conti del nostro Paese a bada si dovrà intervenire in qualche modo, sarà ovviamente quella di prelevare da tale ricchezza. In modo coatto, naturalmente. 

Ricordiamo tutti la una tantum di Amato, vero? Dai conti di ognuno di noi venne prelevato in modo coatto un tot. Dunque il precedente esiste. E oggi, le possibilità che una situazione del genere possa rendersi nuovamente necessaria sono altissime.  

Il nostro debito pubblico è in costante crescita e ovviamente non vi è alcuna speranza di inversione di tendenza, e la BCE già inizia a intimarci di comunicare come, secondo il nostro governo, potremo tentare di rientrare nei parametri che l'Europa ci impone. Dunque o prima o poi, per cercare di sfilare l'Italia dalle grinfie della speculazione, questo o quel governo comunicherà che si rende necessario un prelievo dalla ricchezza personale delle famiglie per aiutare lo Stato.

Naturalmente nessuno si sognerà di spiegare che tale prelievo coatto si rende necessario poiché il nostro sistema stesso naviga nella logica usuraia mondiale che a questa evenienza spinge, ma il dato di fatto sarà con molta probabilità questo.

Con un duplice, anzi triplice, risultato deprecabile. Da un lato sarà drenato illegittimamente dalle tasche degli italiani del denaro per sfamare chi ci ha portato alla fame, dall'altro lato la cosa non porterà comunque a nulla, poiché non cambiando la direzione, vi sarà sempre bisogno di eventi del genere per drenare ricchezza da gettare nel buco nero della speculazione, e dall'altro lato, cosa che probabilmente, dal punto di vista anche psicologico è più importante, a nulla saranno valsi i sacrifici che la nostra generazione, e quella dei nostri padri e dei nostri nonni, avranno fatto per mettere insieme la ricchezza privata (poca o tanta che sia) che alcuni di noi si sono trovati naturalmente in dote.

 

Valerio Lo Monaco

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