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L'arroganza di Israele si abbatterà su Freedom Flotilla 2

Non parte affatto sotto i migliori auspici la seconda spedizione di Freedom Flotilla per Gaza. E non solo per i fatti avvenuti a suo tempo in merito al primo viaggio di questi aiuti per i palestinesi, quanto per le "dichiarazioni di guerra" (che di questo, in pratica, si tratta) da parte di Israele.

A suo tempo la prima nave carica di aiuti fu arrembata in acque internazionali e vi furono gli scontri che abbiamo commentato mesi addietro, e ovviamente a nulla servirono le varie inchieste fasulle aperte per accertare le responsabilità e la violazione dei vari trattati internazionali. Dei nove attivisti turchi uccisi dal commando di Tel Aviv, peraltro, oggi si ricordano in pochi.  

Stavolta, e questa è una settimana decisiva visto che la partenza è imminente, la nuova Freedom Flotilla parte con il medesimo scopo della precedente, ma Israele, confermando di non voler far arrivare aiuti ai palestinesi se non per passaggio unico e diretto attraverso le proprie frontiere - in pratica imponendo una ispezione - sta attuando diverse misure preventive.

Sul punto in sé non c'è molto da commentare: imporre un passaggio forzato solo e unicamente attraverso le proprie frontiere equivale a una ispezione che di solito si applica ai pacchi destinati ai reclusi. Il che conferma ovviamente il fatto che nella striscia di Gaza non vi è una popolazione ma vi sono dei carcerati.

La cosa da mettere a fuoco è l'arroganza e l'illegittimità con la quale Israele, in pratica nel silenzio internazionale, si arroga il diritto di decidere in materia che non è - e non può - essere sua.

Sopra la Freedom Flotilla vi saranno - o così dovrebbe essere - diversi giornalisti da molte parti del mondo, che ovviamente hanno (avrebbero) il compito di documentare quella che appare come una operazione umanitaria molto rischiosa, visti i precedenti. Per l'Italia, ad esempio, dovrebbero esserci inviati per La Repubblica, il Corriere della Sera, il Manifesto e il Secolo XIX.

Ebbene: Israele impone che non vi siano giornalisti a bordo. Per questi, in caso contrario, vi sarà il sequestro di tutta l'attrezzatura e il visto per Israele negato per dieci anni. Naturalmente, imporre l'assenza di giornalisti a bordo - con quale diritto? - significa che non si vogliono telecamere e taccuini nei paraggi. Dunque si sa già che molto probabilmente avverranno cose poco edificanti da far vedere al mondo. E il tutto per un motivo molto semplice: Netanyahu avrebbe dichiarato che i membri del gabinetto "hanno decretato che le truppe israeliane agiranno con determinazione per bloccare l'arrivo della missione nella Striscia".

Insomma, lo scontro, se Freedom Flotilla seguirà l'iter normale e sacrosanto di incrociare in acque internazionali così come è giusto che sia, sarà inevitabile.

Perché una cosa è certa: l'obiettivo di Tel Aviv è, dichiaratamente, di intercettare le navi della seconda spedizione di aiuti in acque internazionali esattamente come lo scorso anno, dunque, evidentemente, in assoluta violazione del diritto marittimo internazionale. Queste navi verranno probabilmente dirottate nel porto egiziano di el Arish (capito perché Israele era "molto" preoccupato dalla piega che aveva preso la rivolta in Egitto a suo tempo?) per ispezionarle. Con quale (inesistente) diritto è inutile specificarlo.

Staremo a vedere, naturalmente, visto che le cose è affatto certo che andranno in questo modo, visti i precedenti (come detto: nove morti, decine di feriti e arresti a più non posso lo scorso anno, oltre alla fantomatica inchiesta risoltasi nel nulla).

Ma ciò che non si deve perdere di vista è la ratio, e la morale, di tutta la vicenda: Israele continua imperterrita a decidere le sorti della Palestina e come deve comportarsi il resto del mondo nei propri confronti, mettendo in atto da anni uno dei più grandi genocidi della storia, nel silenzio della maggior parte dei più grandi paesi democratici del mondo.

Ultima cosa, che è più una nota di colore che altro: il nostro Ministro Frattini naturalmente si accoda, e "invita" a far passare gli aiuti attraverso "gli appositi valichi terrestri", evitando di esercitare ciò che invece è un suo dovere: tutelare i propri cittadini in missione umanitaria, nel pieno rispetto del diritto e delle forma tutelate dalla legalità internazionale. 

 

Valerio Lo Monaco

Michele Serra, paladino della Tav

Sessuofobia sinistra