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E gli Usa continuano a sprofondare

Occhio ai dati, come sempre, perché nudi e crudi, senza metterli in prospettiva, possono dire veramente poco. Oppure molto, ma di sbagliato.

È il caso di quelli sull'occupazione Usa. Freddamente: i dati relativi a Maggio parlano di un +54 mila unità.

Buon dato, si direbbe. Se l'occupazione è in ripresa allora vuol dire che l'economia, anche se lentamente, sta ripartendo. 

Invece nulla di più sbagliato, per un motivo molto semplice: le attese, e le proiezioni, parlavano di 165 mila posti in più, e addirittura, per il mese di aprile, parlavano di 232 mila posti in più.

La chiave di lettura è dunque un'altra: ancora una volta le attese sulla ripresa dell'occupazione negli Stati Uniti sono state tradite. E di molto.

Non solo: considerando il dato di 54 mila unità in più e incrociandolo, come è giusto fare, con i dati relativi all'incremento demografico e quello dell'immigrazione, tecnicamente è come se negli Stati Uniti in realtà si fossero persi 100 mila posti. Oppure, come giustamente fanno notare alcuni blogger in rete, è come se si fossero creati meno 100 mila posti rispetto al minimo necessario per mantenere almeno il livello del mese precedente.

Ed ecco fatto: un dato positivo, strombazzato da tutti i media, se letto correttamente si rivela per essere un dato altamente negativo.

Sintesi: gli Stati Uniti sono ancora in piena recessione, non si vede la fine del tunnel, e nessuna delle misure prese dalla Fed, in particolare il pompaggio indiscriminato di moneta sonante nel mercato, ha sortito gli effetti voluti. 

L'unico effetto reale di tale scellerata politica economica made in Usa, è stato quello di far aumentare l'inflazione. E a livello globale, per giunta. Di questo ce ne stiamo rendendo veramente conto.

 

Red

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