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Lasciate che i bambini vengano a Facebook

Tutti coloro che hanno un profilo su facebook lo sanno: per potersi registrare bisogna dichiarare di avere più di 13 anni. Certo, non c’è nessun reale controllo da parte del sito, e, esattamente come è noto che esistono profili falsi o doppioni di quelli ufficiali, così il dubbio che un dodicenne possa iscriversi dichiarando un’età superiore resta. Ma dichiarare un’età superiore alla propria non è una buona idea: la legge vorrebbe che gli under 13 non possano avere accesso al sito.

Ma si sa, chi passa più tempo davanti al computer sono proprio loro, i ragazzini sui 12-13 anni. Troppo grandi per i giochi d’infanzia e troppo piccoli per essere in grado di utilizzare internet in maniera saggia. Facebook però, che è il vero padrone del web con il 27% del totale del tempo trascorso su internet al proprio attivo, sta saturando il mercato. Insomma, dopo aver conquistato i giovani, le aziende e il mondo pubblicitario, le persone di mezza età e gli attivisti dei più diversi orientamenti, non può far altro che cercare di arrivare ai ragazzini. Tanto è vero che Mark Zuckerberg, padre del social network, ha fatto appello perché anche gli under 13 possano usare facebook, anche se in una versione limitata.

«La mia filosofia è che per istruire i ragazzi bisogna cominciare quando questi sono ancora molto giovani» ha dichiarato Zuckerberg al summit sull’innovazione nelle scuole in New Jersey, «ma a causa del divieto non abbiamo ancora iniziato questo processo di apprendimento e solo eliminandolo potremmo vedere se funziona davvero».

Dichiarare che facebook di per sé abbia delle capacità educative sembra piuttosto azzardato. Al contrario, bisogna avere una certa capacità di analisi per discernere, nell’immenso mondo del web oltre che di facebook, l’informazione dallo spam, le opportunità comunicative dalle perdite di tempo, il semplice gioco dall’azzardo. Insomma, non c’è niente di educativo in una piattaforma peer to peer, nella quale nonostante il nome di paritario c’è solo il mezzo, e non i contenuti. Nella proposta del padre di facebook è più facile vedere la volontà di allargare il proprio mercato, soprattutto quello pubblicitario al quale i ragazzi più giovani sono ancora più permeabili di tutti gli altri. Per non parlare dei giochi presenti sulla piattaforma, ignorati da buona parte degli adulti ma che, soprattutto per le loro parti a pagamento, richiedono un pubblico più interessato agli articoli ludici e, soprattutto, disponibile a versare denaro per accedere a estensioni del gioco altrimenti precluse. 

L’uscita di Zuckerberg ha fatto scattare inoltre le lamentele dei genitori di Ashleigh Hall, una ragazza uccisa da un uomo che ha usato facebook per contattarla, spacciandosi per un suo coetaneo in cerca di amicizie. «Vogliono che accada un’altra tragedia come la nostra prima di fare qualcosa?», si sono lamentati i familiari della vittima: «È veramente scandaloso. Se questa gente avesse passato quello che abbiamo passato noi, capirebbe cosa significa. Dicono di avere tutte le impostazioni di sicurezza, ma permettere agli under 13 di andare sul sito è una cosa assolutamente ridicola». Pur capendo le motivazioni della famiglia Hall, è un errore demonizzare la piattaforma sociale più popolare al mondo e limitare l’allarme a essa sola: i ragazzi di oggi corrono pericoli simili a quelli che hanno ucciso loro figlia ogni giorno, facebook o meno.

 

Sara Santolini

 

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