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Referendum: la speculazione del Pd (1)

Questo Pd sui referendum è proprio inguardabile. Parlo dei due sull’acqua e di quello sul nucleare, due materie in cui il tasso di ipocrisia del primo partito della sedicente sinistra ha sbancato ogni record. Volessimo essere spietati, pure sul legittimo impedimento i Democratici avrebbero poco da fare i verginelli: l’hanno sempre osteggiato, è vero, ma se il Berlusca è arrivato dove è arrivato nella sua galleria degli orrori istituzionali facendo strame persino dell’articolo 3 della Carta, la loro amata Carta, è anche perché in vent’anni la premiata ditta D’Alema&Veltroni non ha fatto opposizione quando era all’opposizione e non ha governato, ponendo fine all’illegale conflitto d’interessi, quand’era al governo. 

Ma lasciamo perdere, recriminare è inutile. Veniamo ai quesiti che più interessano gli italiani: l’aggressione privatistica all’acqua bene comune e la truffa del nucleare. Fatta propria un po’ presuntuosamente la vittoria alle amministrative di Milano e Napoli, in realtà vinte da candidati di Sel (Pisapia) e De Magistris (IdV), il Partito Democratico adesso politicizza le giornate referendarie del 12 e 13 giugno per assestare un altro sganassone alla barcollante maggioranza di centrodestra. Fino ad ora se ne era sostanzialmente disinteressato, tanto più che a promuovere i referendum era stata, solitaria e vista come la solita rompiscatole populista, l’Italia dei Valori di Di Pietro. Ma ecco che il momento politico è cambiato e questo voto diventa utilissimo come secondo round contro gli avversari. Una normale, infame strumentalizzazione. 

Tanto più infame quanto più i temi sul piatto hanno a che fare con la vita quotidiana della gente, con un diritto primario come il rifornimento idrico, con l’approvvigionamento energetico e la salute. Qualche prova del becerume firmato Pd? Basta andarsi a rileggere cosa diceva il segretario Pierluigi Bersani non molti anni fa. Il nucleare? «L'Italia non è fuori dalla produzione di energia atomica», è la rassicurazione bersaniana al cospetto del ministro dell'energia americano Samuel Wright Bodman, datata 13 novembre 2007, quando il Bersa era responsabile dello Sviluppo economico nell’esecutivo Prodi. Al termine del faccia a faccia, lui e il collega statunitense firmarono un trattato bilaterale per lo scambio di informazioni sulla ricerca atomica civile. Un accordo che, sono ancora parole di Bersani, «può giocare un ruolo importante nel modificare l'atteggiamento italiano nei confronti dell'energia nucleare». Tutto questo contenuto in un cablo di Wikileaks dove l’ex ambasciatore Usa in Italia, Ronald Spogli, riferisce l’esito dell’incontro intergovernativo. Assange, alias mister Wikilaeks, è il vostro beniamino solo quando conferma che all’estero ridono dietro a Silvio, cari compagni del Pd? Se uno non si fida, comunque, non occorre cercare chissacchè: è sufficiente fare mente locale per farsi sovvenire qualche deciso e inequivocabile no alla follia nucleare da parte dei massimi vertici piddini. Io non me ne ricordo manco uno.

Sull’acqua, poi, ancora peggio. Meno di un anno orsono, non un secolo fa, ed esattamente il 16 novembre 2010, Bersani e altri insigni maestri di coerenza targata Pd depositavano alla Camera una proposta di legge ( HYPERLINK "http://www.deputatipd.it/Documenti/Acqua/pdl_3865.pdf" \t "_blank" "Disposizioni per il governo delle risorse idriche e la gestione del servizio idrico integrato") che parla esplicitamente di stabilire una tariffa per remunerare i capitali investiti. Cioè precisamente ciò che vuole abrogare il secondo quesito sull’acqua, ossia una tariffa che includa un profitto minimo garantito per l’investitore privato. Se non dovesse bastare, si dia un’occhiata al  HYPERLINK "http://www.youtube.com/watch?v=TnOuDYN62Ro" video del 2008 fatto circolare dai grillini in rete in cui il futuro segretario Pd magnificava la “partnership industriale” come panacea alle fatiscenze degli acquedotti italiani. 

Perciò, che ora i signori della sinistra ringalluzzita e spavalda ci vengano a raccontare di essere per il sì ai referendum senza se e senza ma, se permettete fa girare un po’ le pale eoliche. Per stare al problema acqua (per essere contro il nucleare serve solo buonsenso e istinto di autoconservazione), a questi ciarlatani ripetiamo quanto ha spiegato, pacatamente e serenamente, un economista non certo additabile di estremismo parolaio: Riccardo Petrella, fondatore nel ’97 del Comitato per il Contratto mondiale sull’acqua. Intervistato sabato 4 giugno dal Corriere della Sera (non da una webzine anticapitalista), l’esperto mette a posto con due semplici concetti i convertiti dell’ultim’ora spazzando via ogni ambiguità. Come prima cosa, afferma che stiamo parlando di una ricchezza collettiva che viene certamente gestita malissimo dal pubblico, ma «questo non significa che lo Stato debba derogare ai propri compiti». Seconda cosa: non esiste che si prevede l’obbligo di un profitto privato al 7%, senza neppure prevedere quanto meno un obbligo di investimento. In nessun paese sulla Terra si trova «il concetto di obbligatorietà del profitto». Una trovata da capitalismo cialtrone, all’italiana. Come la cosiddetta sinistra “riformista”: cialtrona e italiana, molto italiana. Pure troppo. 

 

Alessio Mannino

 

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