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Genocidio: una vergogna tedesca

L’università di Stoccarda annulla una conferenza sui massacri perpetrati dall’Impero Ottomano tra il 1912 e il 1922, piegandosi alle pressioni della numerosa comunità di immigrati turchi. Se fosse accaduto per un incontro sulla Shoah i media si sarebbero scatenati nel denunciare l’episodio. Stavolta, invece, domina l’indifferenza

di Ferdinando Menconi

Genocidio, una vergogna tedesca. Ma non stiamo parlando della Shoah, bensì del Metz Yeghern, lo sterminio degli Armeni, e non solo, perpetrato dai turchi durante la prima guerra mondiale, sul quale l’università di Stoccarda ha deciso di cancellare una conferenza intitolata “Persecuzione, espulsione e distruzione dei cristiani nell’Impero ottomano dal 1912 al 1922” e questo per mantenere un atteggiamento “neutrale” sull’argomento.

Come si possa essere neutrali su un genocidio è cosa che ci sfugge. Possiamo al limite pensare che ci si riesca promuovendo una discussione sul medesimo, perché il cancellarla è, al contrario, una precisa presa di posizione: la negazione a priori del problema. La decisione dell’Università di Stoccarda lascia basiti e ha del surreale, almeno per noi che siamo, piuttosto, abituati a veder cancellati nei nostri atenei incontri con storici revisionisti, fatto discutibile ma, almeno, comprensibile. Qui invece sono i negazionisti dell’evidenza storica a dettar legge riuscendo a nascondere la verità e impedendo il dibattito.

Una aberrazione del genere è una ignobile violazione di uno dei più basilari principi democratici: la libera discussione. Una violazione che ha l’aggravante di essere stata perpetrata nel luogo deputato all’indagine storico scientifica e culla delle libertà europee: l’università. Una violazione resa possibile dalle forti pressioni dell’associazione Turchi a Berlino,  a dimostrazione di quanto incida l’enorme immigrazione turca in Germania sui quei principi base di libertà che, noi europei, pretendiamo di esportare all’estero. Alla luce di questo viene una ulteriore conferma che non abbiamo nulla da esportare in tema di democrazia e libertà, visto che in occidente si agisce sempre e solo per opportunità. E c’è un ulteriore corollario: stiamo importando un fondamentalismo che nega le nostre tradizioni. Quelle che abbiamo sempre meno la forza di difendere.

Questo successo del negazionismo turco sui genocidi anatolici è, anche, un segnale di pericolo per i fondamenti delle libertà tradizionali europee, che hanno radici ben più profonde della Rivoluzione Francese e delle università medievali. Se, però, è giusto che non dobbiamo esportare il nostro modo di vita in paesi con culture profondamente differenti è altrettanto giusto che non siamo tenuti a subire l’importazione del loro, soprattutto quando va contro la libertà e la verità storica.

Verità storica che in questo caso trascende il genocidio di un milione e mezzo di armeni e che l’Università di Stoccarda intendeva approfondire nella sua ampiezza: il convegno, infatti, era stato organizzato, fra gli altri, dall’Associazione dei greci di Pontos in Europa. Durante la prima guerra mondiale, infatti, i turchi non si limitarono a sterminare gli armeni, ma estesero i massacri ai greci del Ponto e agli assiri. A quanto pare, però, un gruppo di pressione numeroso, ben organizzato e potenzialmente violento riesce ad imporre il negazionismo sui crimini di cui è erede e ad imporvi il silenzio. Nessuno deve parlare dei crimini turchi: potrebbe scatenarsi la violenza di una piazza offesa dalla verità, e quindi il pavido occidente non si oppone ma subisce. E, ora come allora, non fa nulla per gli armeni, i greci del Ponto e gli assiri.

Nessuna controindignazione di piazza sarebbe possibile, peraltro, perché la Turchia è riuscita ad imporre la cortina del silenzio sui suoi crimini – perché suoi sono e restano almeno finché continuerà a negarli – e quindi nessuno, o ben pochi, sanno del Metz Yeghern. È inutile, dunque, aspettarsi il giusto sollevamento popolare e mediatico che si sarebbe scatenato se un’università europea qualunque avesse cancellato un dibattito sulla Shoah, dichiarando, oltretutto, con ignobile viltà, di voler “restare neutrale” di fronte all’uccisione pianificata e sistematica di un popolo. L’unica neutralità possibile di fronte agli imprescrittibili crimini di genocidio è di porli tutti sullo stesso piano, che si tratti di sei milioni di ebrei o tre milioni di cristiani, fra armeni, greci ed assiri. L’unica apertura possibile ai negazionismi è di permettere loro di esporre le proprie tesi: per meglio confutarle, se non in nome della libertà di espressione. Di certo, invece, non si può consentire loro di imporre il silenzio sui massacri, quale che sia la rappresaglia minacciata: ne va della nostra libertà, non solo della giustizia e della verità.

Quanto è avvenuto all’università di Stoccarda è di una gravità enorme. Per certi versi è come se la Germania si fosse di nuovo macchiata del crimine di genocidio, almeno come complice: ancora una volta nella storia ciò che è una minaccia per l’Armenia è un pericolo per l’Europa.

 

Ferdinando Menconi

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Secondo i quotidiani del 07/06/2011