Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Portogallo: il futuro è già scritto

Vince la coalizione di centro destra e il nuovo premier, Passos Coelho, assicura che il suo governo darà «stabilità al Paese nei prossimi quattro anni», rispetterà «gli impegni presi con Ue e Fmi» e farà di tutto per «ripristinare la fiducia dei mercati e il prestigio del Portogallo». Traduzione: c’è il conto da pagare e lo pagheranno i cittadini

di Sara Santolini

In Portogallo il centrodestra ha vinto le elezioni. Non tanto per aver presentato un programma o un leader cui i cittadini sono particolarmente favorevoli, quanto a causa dei patti di stabilità imposti al Paese, così come a tutti i Paesi europei, dall’Ue. Per questo, tra le altre cose, il crollo dei consensi sta interessando tutte le compagini politiche al potere in Europa che devono obbligatoriamente fare i conti con le manovre economiche, il debito pubblico, le pressioni finanziarie di Bce e Fmi.

L’incapacità della politica di rispondere ai bisogni e di risolvere i problemi, che in questo momento sono soprattutto economici, degli elettori ha avuto inoltre l’effetto di allontanarli, giustamente, dai seggi. Così anche in Portogallo l’astensionismo ha toccato un massimo storico, sfiorando una percentuale del 41,1 per cento e superando il record negativo del 2009. Tutti gli altri, che hanno deciso, ancora, di provare a fidarsi della politica, hanno votato in buona parte semplicemente per chi non era al potere, al di là delle simpatie partitiche. I socialdemocratici del Psd (Partido Social Democrata) hanno ottenuto il 38,6 per cento dei consensi e i cristiani di destra del Cds-Pp (Partido do Centro Democrático Social) loro alleati il 11,7 per cento mentre il partito del premier uscente, il PS (Partido Socialista) si è fermato al 28 per cento. 

In realtà il nuovo governo non farà altro che cercare una maggioranza per approvare l’ennesima manovra economica di lacrime e sangue al fine di rispettare gli impegni presi con Ue, Bce e Fmi, esattamente come aveva provato a fare, senza successo, il governo precedente. Proprio per questo ad aprile Socrates, premier in carica, era stato messo in minoranza al momento della presentazione del quarto provvedimento correttivo anticrisi dall’inizio dell’anno. Il prestito di 26 miliardi, ripartito in tre anni, concesso a Lisbona lo scorso mese dall’Fmi, non fa che aggravare ulteriormente la situazione, dando un attimo di respiro all’economia portoghese ma mettendole contemporaneamente un nuovo e pesantissimo carico sulle spalle. Tanto è vero che un consigliere comunale della capitale, eletto nelle file del Psd, lo ha detto chiaramente: «l’Europa è un fardello». Per poi aggiungere: «Chi ci guadagna da questa crisi sono le multinazionali, gli speculatori statunitensi, cinesi. Chi decide il rating del mio Paese? Noi conosciamo queste persone? Perché dieci anni fa non sentivo mai parlare di rating?».

Presumibilmente però stavolta la nuova alleanza al potere riuscirà a varare la nuova manovra, avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Per i portoghesi, quelli che lavorano o sono disoccupati, quelli che pagano le tasse e sono in pensione, c’è poco da rallegrarsi. Passos Coelho, nelle vesti di nuovo premier, ha dichiarato che il nuovo governo darà «stabilità al Paese nei prossimi 4 anni», rispetterà «gli impegni presi con Ue e Fmi» e farà di tutto per «ripristinare la fiducia dei mercati e il prestigio del Portogallo». Il che, tradotto in soldoni, significa tagliare ulteriormente i posti di lavoro, i servizi e la spesa pubblica e aumentare le tasse: esattamente quello che sta continuando ad accadere, oltre che in Portogallo, in tutti gli altri Paesi penalizzati dalla crisi economica da tre anni a questa parte. 

Cosa cambia se sarà un governo di destra o di sinistra a varare queste manovre? 

 

Sara Santolini

Secondo i quotidiani del 07/06/2011

E gli Usa continuano a sprofondare