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Ci siamo: sul nucleare si voterà

La decisione della Consulta spazza via le ultime incertezze, connesse al pretestuoso ricorso della presidenza del Consiglio. Sia pure senza aver ottenuto il suo obiettivo principale, però, il governo è riuscito nell’intento di dilazionare al massimo sia la certezza dello svolgimento del referendum sulle centrali atomiche, sia l’informazione Rai su tutti e quattro i quesiti

di Sara Santolini 

Luce verde, anche dalla Corte Costituzionale. La Consulta si è riunita ieri per decidere sulla ammissibilità del referendum sull'energia nucleare, dopo le modifiche apportate dalla Cassazione. A presiederla il neo eletto Alfonso Quaranta e davanti ai giudici costituzionali le parti in causa: Alessandro Pace per l'Idv, Gianluigi Pellegrino per il Pd e Maurizio Fiorilli per l'Avvocatura dello Stato in rappresentanza del governo.

Il verdetto era annunciato, e favorevole al mantenimento della consultazione, ma qui in Italia se ne sono viste talmente tante che non si può mai essere sicuri di niente. Il governo, del resto, aveva riposto tutte le residue speranze di far saltare il referendum nel ricorso formale alla Consulta. Speranze subito disattese, ancora prima del pronunciamento vero e proprio, dal nuovo presidente che, fresco di nomina, aveva dichiarato di ritenere personalmente «che la Corte non possa fermare il referendum». Il tutto in barba a chi aveva creduto che il giudice fosse politicamente vicino a Berlusconi e, per questo, pronto ad accogliere le tesi del premier: lo stesso Quaranta, che ha lunghissima esperienza da giudice amministrativo, ha avvertito l’esigenza di puntualizzare che ritiene «inopportune le interferenze esterne sull'autonomia della Corte».

Nel frattempo i comitati promotori, le associazioni dei consumatori e della cittadinanza e quelle ambientaliste non se ne sono state con le mani in mano. Il Movimento Difesa del Cittadino, ad esempio, si era costituito innanzi alla Corte chiedendo che fosse garantito il diritto dei cittadini alla consultazione referendaria: «un diritto costituzionale di tutto il corpo elettorale che non è disponibile né rinviabile, tanto meno per volontà del Parlamento che in realtà costituisce la controparte dell'iniziativa referendaria, sicché è singolare la pretesa del Governo che siano supposte ambiguità parlamentari dell'ultima ora ad eludere il diritto del corpo elettorale».

Ma non è finita qui. Oltre al ricorso alla Corte, la mancata informazione tramite il servizio pubblico (di cui abbiamo già parlato), e le dichiarazioni contraddittorie dei ministri di questo Paese soprattutto sul problema del nucleare, ci sono i problemi con le votazioni all’estero. Come denuncia il Comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”, sono arrivate segnalazioni di problemi di ogni tipo, dalla dubbia validità delle schede già arrivate con il vecchio quesito – quello cambiato dalla Cassazione e avallato dalla Consulta – a quelle senza vidimazione oppure in buste segnate, e dunque inutilizzabili, o ancora non consegnate affatto. Davanti a tutto questo le 80 associazioni del Comitato hanno richiesto un intervento del Ministero dell'Interno: «Purtroppo dal Ministero, a questo proposito, non arriva nessun chiarimento. Non capiamo perché nonostante le nostre ripetute sollecitazioni il Viminale non abbia ritenuto di fare ufficialmente chiarezza sulla questione delle schede votate all'estero. Dobbiamo pensar male?».

Sullo stesso problema, che riguarda più di tre milioni di connazionali non residente in Italia, il Pd Ermete Realacci, già alla guida di Legambiente e tuttora suo presidente onorario, ha presentato un’interrogazione parlamentare, sottolineando il timore di una deliberata strumentalizzazione: «Non vorremmo che nelle pieghe dell’incertezza si nascondesse una truffa a danno degli italiani e che magari, proprio sul voto degli italiani all’estero si giocasse la soglia del quorum».

Intanto Silvio Berlusconi, che sta veramente facendo di tutto, assieme al governo, per evitare che il 12 e 13 giugno si celebri la consultazione referendaria, ha replicato seccamente ai giornalisti a caccia di dichiarazioni: «Perché dovrei temere i referendum?». Ma la domanda risulta indiscutibilmente molto meno retorica di quanto lo stesso premier vorrebbe.

 

Sara Santolini

 

Secondo i quotidiano del 08/06/2011

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