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Santoro divorzia dalla Rai. Ma la "libertà" è altra cosa

Nel corso della stagione televisiva ormai agli sgoccioli, Michele Santoro ha raccontato due cose, principalmente e in modo assiduo: da una parte lo stato della crisi nel nostro Paese, dall'altro lato la sua vicenda personale con i vertici Rai.

Ora, per quanto attiene al primo punto, ovviamente il tutto è stato messo a fuoco con la particolare prospettiva tipica di Annozero, il che, naturalmente, in questa congiuntura politica, economica e sociale, è risultato piuttosto aderente alla realtà, malgrado tutto quanto si possa pensare di Santoro e del suo modo di fare televisione.

Per il secondo punto, praticamente non c'è stata puntata nella quale il condutture non abbia utilizzato lo spazio pubblico per portare avanti il proprio scontro personale con i vertici di una Rai ovviamente in mano alla politica e in modo particolare al Centrodestra di Berlusconi. Il che ha effettivamente un po' annoiato.

Beninteso, non abbiamo intenzione di sottolineare i 2.3 milioni di euro (di denaro pubblico) con i quali Santoro avrebbe accordato con i vertici di Viale Mazzini la sua buonuscita: sarebbe moralismo ipocrita. Finché esistono aziende che pagano fior di milioni per essere presenti negli spazi pubblicitari all'interno di Annozero, il discorso economico non tiene. Non deve tenere. O quanto meno vale per lui tanto quanto per tutto il resto del nostro mondo.

Il punto risiede tutto nel fatto, invece, che Santoro stesso è il primo a schierarsi nei confronti della libera espressione solo quando questa riguarda egli personalmente. Insomma se Santoro va in onda allora c'è democrazia, altrimenti invece no. Il che è ovviamente inammissibile. Soprattutto perché, e questa è la cosa più importante, Santoro stesso, né più né meno che come tutti quelli con un certo potere mediatico tra le mani, fa parte in ogni caso di quello che potremmo definire come "schieramento sistemico". Che si tratti di politica o economia, all'interno del suo spettacolo - per il quale non manca occasione di sottolineare la libertà - evita accuratamente, su ogni tema che affronta, di ospitare qualsiasi opinione (ovvero intellettuale o opinionista) che sia realmente fuori dal politicamente corretto. E questo, soprattutto allo stato attuale delle cose, per un giornalista che si dichiara veramente libero, è inaccettabile: oggi come non mai, per capire la realtà e per proporre veramente qualche "pensiero non omologato", ci sarebbe bisogno come l'aria di vedere facce nuove e ascoltare altre idee che non siano quelle dei soliti giornalisti da salotto e politici rigorosamente di questa o quella parte politica ma sempre ben ancorati nei limiti accettati.

Ora pare che Annozero approderà a La7. Quella che già ha ospitato il telegiornale diverso di Piroso e ora quello di Mentana: sono stati gli unici, tra quelli generalisti, che sia valsa forse la pena di vedere.

Come farà Santoro, adesso, a fare il martire? Ora che non vi sono problemi con la Rai politicizzata (o con le Tv di Berlusconi sulle quali pure lo stesso Santoro non si è fatto scrupoli di andare a finire nel passato) come farà a far percepire ancora al suo pubblico la caducità della sua presenza in televisione e dunque la bontà di quanto andrà a fare?

E soprattutto, adesso che si percepirà un Santoro finalmente davvero "libero", lontano da Rai e Mediaset, come faranno i cittadini anche solo a supporre che le sue trasmissioni non sono affatto di rottura ma sono ben inserite nella classica e sterile logica del politicamente corretto?

La verifica, se così andrà a finire, ovvero se veramente Annozero approderà a La7, la avremo solo nella prossima stagione, quando scopriremo se la trasmissione rimarrà grossomodo uguale (molto probabile) oppure se si spingerà finalmente oltre (poco probabile), ovvero dove veramente ce ne sarebbe bisogno.

Insomma è molto difficile che un Santoro del tutto liberato deciderà di dare spazio davvero a chi la libertà (di pensiero) la maneggia da anni.

Di sicuro potremo evitarci il solito editoriale pro domo sua di ogni giovedì sera. Ma è ben poco, in fin dei conti, rispetto al fatto che al momento una vera trasmissione libera di approfondimento non c'è. Con buona pace degli italiani che penseranno ancora che vedere Santoro significhi aprire la mente verso una conoscenza più ampia. Il che ha l'effetto opposto a quello di cui si avrebbe bisogno: perché se si percepisce Santoro come il paladino della verità allora lo spazio per gli altri, nell'opinione pubblica, ve ne sarà ancora meno. Con o senza Rai e Mediaset.

 

Valerio Lo Monaco

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