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Il Principe e la ragazzina

Potrebbe sembrare il titolo di una fiaba antica. Invece oggi, nel mondo della rete, si adatterebbe meglio a un video che spopola, specie in Spagna, su Youtube e racconta dell’incontro fra il Principe delle Asturie e una ragazza basca, che gli ha insistentemente richiesto di indire un referendum sulla forma istituzionale dello Stato, mentre lui le dava cortesemente ascolto.

La ragazza basca è divenuta l’eroina repubblicana del web e il suo avere dichiarato di fronte al suo, probabile, futuro re di voler essere una cittadina, e non una suddita, le fa certamente onore oltre ad essere condivisibile, anche se nel nostro paese facciamo di tutto per essere sudditi, pur vivendo formalmente in una Repubblica. Se, però, si guarda il video senza le lenti dell’ideologia è stato Felipe di Borbone ad esserne uscito meglio, e se poi lo si guarda in chiave italiana vien quasi voglia di diventare sudditi di una monarchia: ma di questi Borbone, sia chiaro, e non di quegli altri rami della stessa casata o degli eredi, sgambettanti, dei loro nemici Savoia.

Felipe, per rispondere a una ragazza nella folla, ha aperto lo sbarramento delle guardie del corpo e si è prestato, anche con una dose di incoscienza politica, alle domande della giovane basca. Poi le ha risposto con garbo e competenza, mostrando, sia nel tono che nella sostanza delle risposte, di essere un Re democratico e rispettoso della Costituzione. Il Principe delle Asturie non avrà, forse, la statura di suo padre Re Juan Carlos, che si oppose con coraggio al golpe Tejero e fu determinante per la piena riuscita della difficile transizione dal franchismo alla democrazia, ma ha mostrato di essere erede dello stesso sangue.

La richiesta della ragazza, pur se legittima, era comunque una chiara provocazione: perché non si fa un referendum monarchia-repubblica? In Italia, per molto meno, abbiamo visto scene da vajasse nelle strade o negli studi televisivi, da Scalfaro a La Russa, passando in rivista un po’ tutta l’arroganza della maggior parte dei nostri politici, in maniera assolutamente bipartisan. Felipe, invece, ha risposto compostamente, dichiarando che non dipende da lui indire quel referendum, che altri sono i poteri cui la costituzione permette una scelta del genere, ma facendo anche chiaramente intuire che la monarchia si sarebbe piegata alla scelta del popolo. Certo non era felice, ma non si può chiedere a un agnello di essere contento all’annuncio della Pasqua, così come non si può pretendere, in nome della Repubblica, che un re violi la costituzione esistente, al cui rispetto è comunque tenuto.

Violazione che Felipe avrebbe compiuto se, dopo avere reiteratamente spiegato che non sta al re di disporre sulla forma istituzionale dello Stato, ricordando così anche le basi della Costituzione alla ragazza, avesse aderito alla di lei richiesta di abdicazione. Intanto, abdicare a favore di cosa? Di un referendum? Impossibile, un re può abdicare a favore di altri, magari di famiglia, o direttamente a favore di una Repubblica, ma, specie nel secondo caso, si sarebbe trattato di una violazione della costituzione e, forse, anche della volontà popolare: dubitiamo che, vivente Juan Carlos gli spagnoli opterebbero per una Repubblica.

La piccola caduta di stile l’erede al trono l’ha avuta quando, stanco della petulanza dell’interlocutrice, ha tagliato corto dicendo alla ragazza che era riuscita ad avere il suo “minuto di celebrità”: cosa peraltro vera, ma il principe poteva uscire di scena con un filo di stile in più. Comunque non siamo certo noi italiani a poter criticare le veniali cadute di stile altrui, soprattutto se si tratta di Reali di Spagna.

Tornando alla ragazza, che aveva raggiunto già un buon risultato nel veder esternato che i Borbone non farebbero una guerra al referendum per la loro corona – come qui si fa, con ogni mezzo e mezzuccio, per non affrontare i giudici naturali – emerge che lei, in realtà, non vuole nessun referendum ma la Repubblica e basta, anche contro la Costituzione. Cosa più che legittima, peccato solo che le legittime ribellioni debbano sempre essere nascoste dietro l’ipocrisia del voto e della non violenza.

Un vero repubblicano, infatti, non chiede il referendum al Re ma glielo impone, e siccome per lui la forma repubblicana è legittima a prescindere, la corona deve cadere con ogni mezzo, sia truccando i numeri del referendum che facendo cadere la corona con tutta la testa, per lui la forma repubblicana non può essere oggetto di discussione, così come è nella nostra Costituzione: dove tutto può essere modificato salvo la forma repubblicana dello Stato.

La ragazza, quindi, sembra un’eroina, ma non lo è: non è, infatti, possibile essere ribelli o far rivoluzioni con “tanta grazia o cortesia” (vedi il filmato dell’incontro http://www.youtube.com/watch?v=eUOrwSCA9kQ&feature=aso*Mao) perché se così si fa il re, costituzionale in questo caso, il tiranno, spesse volte nascosto dietro una costituzione, o i galantuomini dei poteri forti, possono rispondere con altrettanta “grazia e cortesia”, facendo anche bella figura com’è accaduto a Felipe. Le rivoluzioni o le ribellioni si possono fare solo con brutalità, ma sempre ben intellettualmente sorretta, sanculotta o sovietica. Ma se si prende quella via meglio non dimenticarsi la storia dei tacchini, che, in questo caso, non andrebbero silenziosi al macello, perché come la rivoluzione, anche la reazione, è “un atto di violenza”. 

La grazia e la cortesia della giovane opposte a quella del Principe delle Asturie non porteranno a nessun cambiamento, neppure formale. Se si vuole un cambiamento la via è un’altra, anche se in Spagna, perfino agli occhi dei repubblicani più accesi, deve apparire giusto che Juan Carlos muoia con la corona in testa: per la libertà del suo paese ha fatto e rischiato più di molti parolai.

 

Ferdinando Menconi

 

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