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Povera, candida Fininvest

La Corte d’Appello di Milano conferma la pesante condanna a carico della società, sia pure riducendo l’ammontare del risarcimento da 750 a 540 milioni, e la presidente Marina Berlusconi si imbufalisce. Parlando di «una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre» e concludendo che «neppure un euro è dovuto da parte nostra»

di Marco Lambertini

Certo: un verdetto annunciato. Ma non nel senso in cui lo intendono Berlusconi e i suoi ufficiali, e ufficialetti, di complemento. Loro ripetono la consueta tiritera dell’attacco politico, che utilizza i processi allo scopo di ottenere per via giudiziaria quella vittoria che la Sinistra non riesce a conseguire attraverso le urne. E alla solita solfa, nel caso specifico, si aggiunge il riferimento di giornata, secondo cui il risarcimento a carico dell’impresa Fininvest sarebbe stato fissato in misura così cospicua, e reso immediatamente esecutivo, allo scopo di indebolire l’imprenditore-premier.

La realtà è di gran lunga più lineare. E persino banale. Il 13 luglio 2007, a circa 17 anni dall’inizio della vicenda e a quasi sei dall’avvio del procedimento penale, la Cassazione ha convalidato le sentenze di condanna a carico di una serie di imputati, ritenuti colpevoli di aver commesso gravi reati per rovesciare le conclusioni del cosiddetto “lodo Mondadori”. Come sintetizza il Corriere della Sera, viene così confermata «l'ipotesi delle indagini avviate nel 1996 dalla Procura di Milano: la sentenza del 1991 della Corte d' Appello di Roma sfavorevole a De Benedetti fu comprata corrompendo il giudice estensore Vittorio Metta con 400 milioni provenienti da Fininvest. La somma, questa l'accusa, faceva parte dei 3 miliardi di lire che il 14 febbraio 1991, 20 giorni dopo la sentenza di Metta, dai conti esteri Fininvest «All Iberian» e «Ferrido» vennero bonificati sul conto svizzero «Mercier» di Previti, e che poi vennero movimentati da Acampora e Pacifico per fare arrivare, appunto, i 400 milioni a Metta».

Il resto, fino ad arrivare al verdetto di venerdì scorso, non è altro che il riflesso in sede civilistica di quanto assodato in ambito penale. Il 3 ottobre 2009 la prima sezione del Tribunale di Milano aveva stabilito che la Fininvest dovesse corrispondere alla Cir un risarcimento di 750 milioni. Poi il giudizio è stato impugnato e il pagamento sospeso, rinviandolo all’esito dell’appello. Ora, dopo una perizia, la seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano ha ridotto l’importo dell’indennizzo di circa un quarto, riducendolo a 540 milioni.

Il florilegio delle reazioni, sul versante Fininvest e PdL, è talmente ampio, e prevedibile, che non vale la pena di citarlo in dettaglio. Ci limiteremo quindi a un estratto delle parole di Marina Berlusconi, che in una nota ufficiale si lancia in una requisitoria tra l’appassionato e lo sbigottito: «È una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. E che rappresenta l'ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico». Ergo, «neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte a un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto».

La tesi, manco a dirlo, riecheggia quelle già esposte in passato: benché il giudice Metta sia stato corrotto nell’interesse di Fininvest, che di conseguenza ha acquisito illecitamente la Mondadori, la stessa Fininvest non ha nessuna responsabilità, né penale né civile. Mutatis mutandis, è la stessa posizione di Scajola riguardo alla sua casa romana in prossimità del Colosseo. Qualcuno ha pagato di nascosto 900 mila euro, al posto suo, e lui non se n’è accorto, immaginandosi di aver goduto di un semplice colpo di fortuna.

Tant’è. Si vede che dalle parti del PdL funziona così: tale è la generosità reciproca, peraltro quasi inevitabile nel “partito dell’amore”, che si è disposti a tutto pur di allietare gli amici e i colleghi di partito. Non solo a sobbarcarsi costose regalie, ma anche a commettere gravi reati. E all’insaputa dei beneficiari, naturalmente.

 

Marco Lambertini 

 

Il premier delinquente

Bye bye, scrittura manuale