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Il blog che sputtana la Casta

Montecitorio raccontato dall’interno, da un sedicente ex collaboratore messo da parte dopo 15 anni di precariato. Non solo una miriade di privilegi, deprecabili e tuttavia legali, ma abusi che degenerano nell’illegalità, tra furti simulati per ottenere i rimborsi e lettere minatorie fittizie per farsi concedere la scorta. Una denuncia puntuale, che però è l’altra faccia di un’omertà durata troppo a lungo

di Sara Santolini 

Sconti, contratti di favore, tariffe ridotte: anno dopo anno la casta politica ha accumulato una serie infinita di privilegi più o meno leciti, che ora un anonimo ex dipendente licenziato dal Palazzo dopo 15 anni di precarietà ha deciso di diffondere tramite facebook, twitter e un blog (http://isegretidellacasta.blogspot.com/). Con la propria testimonianza, corredata di molte foto, lo sconosciuto Vendicatore sta aggiungendo a ciò che già si sapeva, e che almeno formalmente era autorizzato dalla legge, una lunga serie di abusi che sconfinano nei reati veri e propri: dai finti furti utilizzati dai parlamentari per comprare un nuovo computer a spese dei contribuenti, ai servizi di scorta ottenuti grazie a false lettere minatorie e ridotti ad accompagnare le mogli degli “onorevoli” a fare la spesa di giorno e loro stessi dalle amanti la sera. L’iniziativa si è subito trasformata in un vero e proprio fenomeno del web: in pochissimo tempo la pagina facebook ha accumulato più di 96 mila adesioni. Il che rende necessaria più d’una riflessione.

Innanzitutto il fatto che in molti sul web abbiano sentito la necessità di seguire e condividere una pagina del genere la dice lunga sull’informazione che c’è rispetto ai privilegi della casta. Non solo, com’è logico, a quelli illeciti, legati a interpretazioni troppo estensive o all’applicazione in  ambiti e situazioni che ne sarebbero esclusi, ma anche a quelli che spettano per legge. Una legge troppo spesso al servizio della casta politica ma pur sempre una legge. Che, in quanto tale, è di pubblico dominio e dovrebbe essere nota a tutti, in modo da poterne valutare la correttezza sostanziale. Proprio per questo, anzi, bisognerebbe indicarne dettagliatamente l’oggetto e le coordinate di approvazione direttamente sui siti di Camera e Senato. E in bella mostra, come una sorta di premessa a quello che segue. Come un biglietto da visita che gli amministratori porgono agli amministrati, prima di farsi giudicare anche per quello che fanno, e non fanno, in Aula.

Non è così. Nonostante qualche libro di successo e qualche inchiesta giornalistica più o meno estemporanea, l’informazione continua a mancare e, quando c’è, viene facilmente dimenticata in poco tempo, subito surclassata dall’ultima ora sulle intemperanze del premier o dal gossip dell’estate. Un atteggiamento, diffusissimo, che serve a fingere di essere pronti a parlare di tutto ma che in realtà volge a favore dello status quo, tranquillizzando le caste politiche ed economiche e rendendole sicure che qualsiasi notizia trapeli sulle loro malefatte sarà dimenticata il giorno dopo dall'elettorato, comunque pronto ogni volta a replicare la farsa del voto e a conferire un ulteriore periodo di legittimazione a questa o a quella cordata della stessa classe dirigente.

In secondo luogo, e sempre ammesso che le cose stiano così come vengono presentate, il fatto che l’inatteso Moralizzatore si dichiari ex dipendente di Montecitorio induce a riflettere su un’altra questione fondamentale. Certo l'essere stato a contatto per tanti anni con l'ambiente parlamentare gli avrà dato la possibilità di osservare i comportamenti e di tirare le somme su come la casta politica sprechi i nostri soldi. Però c’è da dire che egli stesso è stato omertoso per anni, finché credeva di poter lavorare nell’ambiente, e solo ora, che è stato licenziato, ha deciso di rendere pubblici certi loschi affari di cui è, ed era, a conoscenza. 

Questo, sia ben chiaro, nulla toglie alla sua attendibilità di testimone ma lascia pensare che chi lavora a contatto con la casta, e magari riesce a essere in qualche modo a sua volta un privilegiato, non ha, o meglio non crede di avere, alcun interesse a che la popolazione si ribelli all’establishment. Se ciò avvenisse, infatti, rischierebbe di perdere a sua volta la soddisfazione di vivere delle briciole del privilegio parlamentare, per cui preferisce tacere, che sia giusto o meno, sulle nefandezze dell’ambiente, nell'intima convinzione che chiunque altro, al suo posto, farebbe lo stesso. Vuoi per opportunismo, vuoi per senso di impotenza. 

 

Sara Santolini

 

Licenziare un fascista non è reato

Un solo grido: «Che l’inse?»