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Napoli: rifiuti all’estero

L’ultima risposta all’emergenza è il trasferimento oltreconfine delle immondizie che non si riescono a smaltire altrimenti. Un’iniziativa che non potrà che essere transitoria e che ribadisce l’esigenza di trovare delle strategie efficaci e definitive. Anche perché è lo stesso sindaco De Magistris ad appellarsi a un «piano che costituisce una rivoluzione ambientale»

di Sara Santolini

Napoli tra i rifiuti non cessa di far parlare di sé. Non solo per l’emergenza cronica, ma anche per la gestione che, nonostante i proclami contrari, non smette di essere una semplice sequela di azioni provvisorie che non risolvono il problema.

Il fatto che il Consiglio di Stato abbia sospeso la decisione del Tar del Lazio, che bloccava i trasferimento al di fuori dei confini regionali, e in particolare in un sito tarantino, dei rifiuti provenienti dagli Stir (Stabilimenti di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti) campani ormai al collasso, è o può sembrare una buona idea nell’immediato ma resta un pessimo segnale per il futuro. Non fosse altro perché in Italia siamo soliti cronicizzare le situazioni di emergenza, rimandando all’infinito le misure definitive nell’attesa di qualche provvidenziale deus ex machina che non arriva mai e compiacendoci troppo a lungo dei risultati ottenuti, anche se parziali e temporanei. 

Lo svuotamento degli Stir avverrà dunque grazie alla spedizione dei rifiuti in altre regioni che stipuleranno accordi speciali con la Campania, mentre verranno creati nuovi centri di stoccaggio provvisori dove l’immondizia verrà accumulata prima di essere spedita all’estero, in una località al momento segreta che vedrà arrivare navi cariche di rifiuti urbani, chiaramente non riciclabili perché non differenziati. 

Seppure a partire da posizioni condivisibili, come il no ai termovalorizzatori e alla creazione e all’ampliamento delle discariche già esistenti, l’amministrazione De Magistris per ora non sta facendo né più né meno che gestire un’emergenza giunta ormai al limite. Il fine ultimo, quello di rendere Napoli autonoma nella gestione dei rifiuti, è ancora lontanissimo: il sindaco stesso parla di inviare all’estero una nave di rifiuti a settimana. E, anche se l’intenzione sarebbe quella di ridurre queste spedizioni a una ogni due settimane, è evidente che pagare uno Stato estero per smaltire l’accumulo degli Stir è poco meno che un paradosso. Tanto più se l’obiettivo di De Magistris è davvero quello di rendere Napoli autosufficiente. Un’autosufficienza che può passare solo attraverso una raccolta differenziata che valorizzi anche il lavoro di stoccaggio, ma che al momento è stata solo predisposta come raccolta porta a porta per alcuni quartieri del centro storico, a partire da settembre.

Intanto secondo l'Asia, l’azienda che si occupa della raccolta nel Comune di Napoli, i cumuli di rifiuti per le strade di Napoli si mantengono a quota 2400 tonnellate, mentre il sito di stoccaggio provvisorio dell'ex Icm a Napoli si sta svuotando grazie all’invio del suo contenuto in Liguria. 

Il tutto, secondo le dichiarazioni del sindaco, viene comunque osteggiato «da chi non vede di buon occhio il piano che costituisce una rivoluzione ambientale» dal momento che «man mano che va avanti il piano per rendere Napoli autonoma gli impianti si fermano, i quantitativi di flussi sono ridotti e ci sono tentativi di condizionare i lavoratori addetti alla raccolta».  «La nostra idea del Paese estero non è come quella di Lettieri» ha continuato De Magistris «perché lui rappresenta quella politica che vuole un modello del tipo 'Nave+discarica+inceneritore' che noi, invece, non vogliamo». 

Staremo a vedere quali e quante di queste tre variabili Napoli riuscirà a evitare.

Sara Santolini

 

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