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La nuova “porcata” di Calderoli

Quella precedente è la legge elettorale, che è diventata proverbiale anche perché era stato lui stesso a definirla così. Quella di cui si discute oggi investe il governo e il Parlamento, con un pasticcio di norme raffazzonate. Che però, strizzando l’occhio al malcontento verso la Casta, mirano in parte a distrarre e in parte a preparare il terreno a una riforma di tipo presidenziale

di Davide Stasi

Roberto Calderoli ha una funzione precisa nel suo partito e nel governo. Opera da apparente battitore libero, urlacchiando e proponendo di tanto in tanto qualcosa di insensato e conquistandosi spazio nei media. Complice lo sguardo spiritato, sembra non del tutto in sé, ma in realtà gran parte dei suoi interventi sono diversivi calcolati, tatticismi finalizzati a distogliere l’attenzione da questioni più importanti. Il tutto sempre tenendo sempre conto degli umori del proprio elettorato. Quando serve, quindi, Calderoli ne spara una. Alleati e avversari si spendono a commentare, seguiti a ruota dai media, e per un po’ di giorni la sparata tiene banco.

Il problema è che a Calderoli viene data anche l’opportunità, di tanto in tanto, quando conviene, di parlare di istituzioni. E quello attuale, con gli speculatori all’assalto del paese, un governo screditato in tutte le sue parti e un’indignazione anti-casta che monta progressivamente, è il momento giusto per consentire a Calderoli di buttare nella mischia la solita arma di distrazione di massa. Ed ecco così, partorita dal sublime ingegno del ministro, una bozza di riforma costituzionale.

La proposta viaggia sulla falsariga dei soliti prodotti della ditta Calderoli & Co. Insomma, la porcata numero due, dopo l’attuale legge elettorale, è servita. Sia chiaro, qualche punto qualificante c’è, anche se in modo del tutto incidentale, come il Senato federale e la fine del bicameralismo perfetto. Ma nulla può essere inserito nei meccanismi istituzionali senza un ancoraggio alla realtà sociale, a quel paese reale che da quei meccanismi dev’essere rappresentato e governato. Ma soprattutto è l’insieme che deve essere bilanciato. Una Costituzione serve proprio per istituire un sistema di checks and balances, controlli e contrappesi, che non consentano a nessuno dei poteri messi in campo di prevalere sull’altro. Mentre Calderoli, come al solito, va altrove.

Salta subito agli occhi l’accozzaglia di misure demagogiche utili a soddisfare la ventata anti-casta: taglio drastico dei parlamentari, fatto con le cesoie e senza alcun collegamento logico con i dati reali sulla popolazione, ventata giovanilistica nelle istituzioni (senatori a 21 anni) in uno dei paesi a crescita demografica più bassa d’Europa, e compenso “a cottimo” dei parlamentari. Ma il centro della questione sta altrove, ossia nel tentativo di potenziare oltremisura il potere esecutivo.

Nel disegno di Calderoli, il Senato, eletto a livello regionale, ha una mera funzione consultiva, se non per le leggi costituzionali. Praticamente non serve a nulla, facendo  rimanere solo la Camera come organo legislativo. Il Primo Ministro, oltre ad avere vie preferenziali per i disegni di legge del Governo in grado di sorpassare le attribuzioni dell’assemblea, brandisce liberamente l’arma dello scioglimento delle Camere. Non è chiaro se in modo autonomo o tramite il Presidente della Repubblica, le cui attribuzioni non sono definite con precisione.

L’assemblea mantiene il potere della sfiducia, che nelle democrazie normali controbilancia il potere di scioglimento del Governo, ma con una trovata tutta calderoliana. La sfiducia dev’essere costruttiva, ossia la Camera deve poter indicare un Primo Ministro che sostituisca quello sfiduciato. Ma, e qui sta la chicca, può farlo solo nell’ambito della maggioranza uscita vincitrice alle elezioni. E il Presidente della Repubblica deve prenderne atto. In Germania la sfiducia costruttiva scatta per ogni eventuale maggioranza che si crei in aula, senza vincoli prestabiliti e men che meno fissati a livello costituzionale. Poi è nella natura delle cose che di regola sia la stessa maggioranza ad esprimere il Primo Ministro, ma si lasciano aperte anche altre opzioni.

Con la scusa del meccanismo “anti-ribaltone”, quindi, la bozza Calderoli sbilancia tutto a favore del Governo, penalizzando e vincolando l’assemblea. Il tutto in un contesto di meccanismi buttati nel calderone alla rinfusa, senza una giustificazione argomentata, se non quella di strizzare l’occhio al malessere sociale dilagante. Da una riforma del genere scaturirebbe uno Stato dove la sovranità popolare è rappresentata poco e male, l’amministrazione gestita in modo disordinato, e dove il potere effettivo e prevalente è in mano essenzialmente a uno o a pochi, senza controlli e bilanciamenti reali ed efficaci. 

Fortuna vuole che questo incubo sia stato partorito da Calderoli, e arrivi in un momento di gravi difficoltà e imbarazzi per la maggioranza. Un momento in cui, quindi, si risolve tutto nello sparar porcate che fanno discutere per un po’ sul nulla, e che nel nulla sono destinate a cadere.

 

Davide Stasi 

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