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Cipro Nord: la Turchia non sente ragioni

Ankara aspira a entrare nella Comunità Europea ma, ancora prima di esserci riuscita, pretende di imporre il suo punto di vista. Ecco quindi la minaccia di congelare i rapporti con la UE durante il turno di presidenza della legittima Repubblica di Cipro: a meno che non venga riconosciuta quella soluzione a “due Stati” che l’ONU ha sempre rifiutato 

di Ferdinando Menconi

La notizia della visita di Erdogan nella Repubblica Turca di Cipro Nord è passata praticamente sotto silenzio e i pochi che l’hanno riportata l’hanno fatto a margine alla dichiarazione rilasciata da questi prima della partenza riguardante la sua volontà di visitare la Striscia di Gaza «se le condizioni lo permetteranno».

La provocazione verso Israele è forte, sempre ammesso che la si porti a compimento, ma quella, già portata a termine, nei confronti dell’Unione Europea e dell’ONU riveste una gravità maggiore, oltre ad essere contraddittoria, per molti versi, rispetto allo strumentale gesto di amicizia verso i palestinesi. Cipro Nord è, infatti, una sedicente repubblica costituitasi a seguito dell’invasione turca ai danni della Repubblica di Cipro, uno Stato sovrano riconosciuto dall’ONU, perpetrata nel 1974, quando la Turchia approfittò del suo status di paese Nato necessario per contenere la Russia Sovietica ai tempi della guerra fredda.

L’ONU nella risoluzione 541/83 ha, infatti, ritenuto illegale la secessione di Cipro Nord, avvenuta grazie all’invasione straniera, e ha richiesto che nessuno Stato aderente alle Nazioni Unite la avallasse. Detta risoluzione fu immediatamente violata dalla Turchia, che è stata condannata nella successiva risoluzione 550/84 per aver scambiato ambasciatori con Cipro Nord, dandole perciò riconoscimento con un atto dichiarato, nella stessa risoluzione, come illegale e invalido.

Ben sappiamo che quando le risoluzioni ONU colpiscono alcuni paesi, Israele come la Turchia, tendono ad essere bellamente ignorate e dimenticate, ma questa volta il fatto è particolarmente grave ed umiliante per l’Unione Europea poiché è l’intera isola di Cipro ad essere territorio di uno Stato membro dell’Unione. D’altro canto questa acquiescenza non è certo una novità: l’occupazione militare non ha mai impedito alla UE, nonostante i dettami Onu e le palesi violazioni da parte del governo di Ankara, di intavolare concilianti trattative con la Turchia. Trattative che ora sono a rischio, ma non per un sussulto di dignità europea.

È infatti lo stesso Erdogan ad aver minacciato di congelare i rapporti con la UE durante il turno di presidenza della legittima Repubblica di Cipro, che comincerà nel 2012, se non verrà prima riconosciuta una soluzione a “due Stati”, così esigendo di fatto quel riconoscimento che l’ONU ha condannato. La levata di scudi è motivata ritenendo vergognoso sedersi al tavolo di negoziazione ONU direttamente con i greco ciprioti, sorvolando invece sull’interferenza che il rifiuto preventivo va a determinare nei meccanismi di sovranità interna all’UE.

A seguito di queste provocazioni di estrema gravità, sul fronte europeo si segnala solo il comunicato, diffuso prima delle dichiarazioni turche, in cui si informa che il presidente della Commissione Barroso ha nominato, nella persona di Jorge César das Neves, il suo nuovo rappresentante personale presso il “Good Offices Mission of the United Nations in Cyprus”. A parte ciò è un’assordante silenzio, sia governativo che delle agenzie di stampa.

Che gli interessi economici dei delocalizzatori e di altre lobby economico finanziarie fossero di gran lunga più forti della giustizia e delle risoluzioni ONU è noto, ma che per avallarli l’Europa fosse così lesta a svendere la propria dignità rimane comunque sconcertante. E forse è proprio per questo che la notizia è stata fatta passare sotto silenzio, preferendo dare spazio alla dichiarazione di Erdogan sulla questione Palestinese: che, suscitando maggiori passioni, è capace di stornare l’attenzione.

Ferdinando Menconi

 

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