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Ministeri al Nord? Ma ci faccia il piacere...

Poco più di una messa in scena per risalire una china che la vede sprofondare assieme al Pdl. Un po' costosa, a dire il vero. In un momento in cui bisognerebbe risparmiare centesimo su centesimo.

di Sara Santolini

«Assolutamente inopportuna la scelta di inaugurare delle sedi ministeriali al Nord, anche in virtù dell’aumento dei costi che queste nuove strutture comporteranno». Ben riassunte in queste parole della senatrice Poli Bortone c’è tutta la polemica alzata dal presunto “trasferimento” dei ministeri delle Riforme, della Semplificazione, del Turismo e dell’Economia al Nord, nella Villa Reale di Monza. 

Un trasferimento tutto da verificare perché non c’è alcuna legge statale a sostenerlo e perché un decreto come quello ipotizzato da Bossi potrebbe solo portare delle sedi distaccate lontane dalla Capitale, e non dei ministeri tutti interi. Al momento la situazione, dalle dichiarazioni all’inaugurazione degli uffici, sembra dunque nient’altro che una messa in scena. Calderoli, ministro per la Semplificazione, ha spiegato che la sistemazione “spartana” delle sedi - quattro uffici per 150 metri quadri - ospiterà un “pensatoio” della cui operatività si riparlerà a settembre. Insomma, una presa in giro soprattutto per chi al Nord ci vive, degli uffici senza compiti attraverso i quali, secondo Calderoli, «qualunque cittadino avrà un problema con Roma» potrà rivolgersi, «senza che debba fare viaggi della speranza». 

Come se un cittadino comune possa già al momento rivolgersi ai vari Ministeri semplicemente andando lì e suonare il campanello.

Eppure Roma-Milano è una tratta veloce e trafficatissima: bastano circa tre ore di treno per passare dal centro di una città all’altra. Non solo: esiste il telefono, il web, i servizi on line e la semplificazione burocratica e amministrativa. Tutte cose che potrebbero rendere il sedicente “rapporto con Roma”, ossia con le sedi centrali dell’amministrazione pubblica, dei cittadini più veloce e meno costoso di quanto non sia oggi. Ma il problema di Calderoli, e della Lega, chiaramente non è questo: il sedicente trasferimento dei ministeri è piuttosto una mossa elettorale per cercare di recuperare lo smalto dei tempi d’oro, quando a Bossi bastava affacciarsi a un balcone per racimolare i voti dei disillusi dalla politica nazionale. 

Ad oggi, invece, sappiamo bene come gli ultimi sondaggi indichino in caduta libera sia il Pdl sia la Lega, quest'ultima ben sotto la soglia psicologica del 10%.

Con questa mossa, inoltre, per dirla con le parole di Libè, deputato e responsabile Enti locali dei centristi, il governo «dopo aver approvato una manovra da lacrime e sangue, che peraltro va a colpire soprattutto le famiglie e le fasce più deboli, inaugura nuove ed inutili fonti di spesa. Per accontentare la Lega, che nel voto sull'arresto di Papa ha fatto capire di essere pronta a staccare la spina, il Pdl con Berlusconi in testa è pronto a sperperare denaro pubblico, quello stesso denaro che viene sottratto a colpi di manovre a chi veramente ne avrebbe bisogno». 

La farsa, che si spera resti tale, dei trasferimenti dei ministeri al Nord è infatti un pericoloso precedente per le note di spesa di questo Paese che ha tagliato all’osso, e oltre, ogni finanziamento degli enti locali e dislocati sul territorio. Aprire nuovi uffici significa infatti assumere personale, acquistare il materiale occorrente come per esempio dei computer, pagare le utenze, e tutte le altre spese collegate alla gestione di un ufficio di 150 metri quadri. Una conseguenza che è in realtà molto chiara alla Lega, che ha fatto negli anni passati, salvo poi rimangiarsela, della proposta dell’abolizione delle province - quelle governate dagli altri però - un cavallo di battaglia.

 

Sara Santolini

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