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La manovra che verrà. E che è già inutile

Mentre le Borse hanno già dimezzato i benefici presunti della manovra approvata dal nostro governo per "calmierare" i mercati, gli effetti reali non sono ancora ben presenti sui cittadini. Ma è questione di settimane

di Sara Santolini

Della manovra correttiva si è parlato troppo in termini generali, e troppo poco nello specifico, ossia andando a guardare cosa significa realmente questa legge per ognuno di noi.

I tagli maggiori sono stati fatti in materia fiscale. Dei 70 miliardi di euro, che il governo conta di racimolare tra il 2013 e l’anno successivo, 20 proverranno dal taglio alle agevolazioni fiscali e assistenziali. In pratica circa il 35 per cento del totale della manovra proverrà direttamente dalle tasche di coloro che finora, per motivi legati a un basso reddito o ad altre condizioni considerate particolari, avevano usufruito di agevolazioni che ne avevano in qualche modo facilitato il vivere civile. Il taglio lineare, e dunque indiscriminato, del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014 in merito alle agevolazioni fiscali le riguarderà tutte, quelle per le famiglie anche con figli a carico, quelle per il sostegno del basso reddito, quelle per l’istruzione e quelle per la sanità, quelle per il diritto allo studio e quelle per gli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico. Dalla scure non si salvano l’Iva, le accise, i crediti d’imposta, e nemmeno le donazioni alle onlus.

La manovra prevede un aumento anche dell'imposta sui dossier titoli, con un recupero del gettito su base annua calcolato in circa 897 milioni per i primi due anni e di circa 2.525 milioni a partire dal 2013, e della base imponibile su bonus e stock option, sulle quali viene applicata un'aliquota addizionale del 10 per cento.

Ancora, tra le altre cose, il decreto pone l’obbligo di pagare una specie di tassa, superiore ai 200 euro, nel caso in cui si ricorra al giudice del lavoro per vertenze in materia di licenziamenti, contratti o mobbing in azienda. In pratica bisognerà pagare, sperando di avere i soldi per farlo visto che si parla di fattispecie che di solito prevedono la perdita del posto, per far valere il proprio diritto a un lavoro dignitoso e onesto. Una discriminazione economica a non tentare vertenze, insomma. 

Una delle norme inserite in manovra che invece sembra sacrosanta, perché ha il fine di evitare acquisti inutili di medicinali, ma che avrà dei risvolti positivi solo se il tetto di spesa pubblica previsto sarà consono agli effettivi bisogni dei presidi medici, è quella legata alle aziende farmaceutiche. Il decreto prevede a loro carico fino al 35% dell’eventuale sforamento del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera, oggi totalmente a carico delle Regioni, cosa che assicurerà un gettito di circa 800 milioni di euro. Sempre che, tra le altre cose, le lobby farmaceutiche non riescano a cambiare le carte in tavola.

Dunque, a partire dal 2013, «i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale» saranno, dunque, ridotti del 5% e dovranno garantire effetti positivi ai fini dell'indebitamento netto per 4 miliardi di euro. L'anno successivo il taglio delle agevolazioni sarà del 20% così da assicurare risorse per 20 miliardi di euro. Sempre che esista ancora un reddito cui sottrarre agevolazioni.

 

Sara Santolini

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