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Addio, caro vecchio Preside

Oltre a casa e fisco, naturalmente la manovra colpisce anche l'istruzione. Come dire: senza soldi, senza casa, senza istruzione 

di Sara Santolini

Se la questione fiscale e relativa alla casa (delle quali abbiamo scritto i giorni scorsi) sono sembrate delle vere e proprie stangate nei confronti degli italiani, ora vediamo cosa accadrà a quello che rimane della scuola pubblica dopo l’effettiva entrata in vigore della Manovra. Che è peggio. In questa è stata inserita una norma taglia-dirigenze, a causa della quale il numero dei Presidi verrà più che dimezzato. Circa 2500 piccoli istituti rimarranno senza un dirigente scolastico titolare e migliaia di questi dovranno dividersi fra più scuole. Conseguentemente, centinaia di questi verranno sollevati dall’impiego, e dovranno cercare un’altra sede.

Secondo l'articolo 19 della manovra tutte le istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni,  o 300 per le piccole isole e i comuni montani, non avranno più un Preside titolare ma un semplice “reggente”, ossia un dirigente titolare presso un'altra scuola che dovrà in qualche modo occuparsi di entrambe.

Per l'ANDIS (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici) si tratta di norme che, nel complesso, minano la gestibilità delle scuole e la qualità stessa dell’insegnamento. Tra l’altro, infatti, «la costituzione di istituzioni scolastiche autonome con un numero di alunni non inferiori a1000 (...) si traduce, di fatto, in un’ulteriore limitazione della leadership educativa del Dirigente Scolastico, sempre più impegnato in attività e funzioni di natura amministrativa e obbligato, in particolari contesti territoriali, a gestire scuole distribuite su più Comuni ed a relazionarsi con Enti Locali con differenti politiche scolastiche».

Alle difficoltà dovute al taglio delle dirigenze va poi a sommarsi la norma che taglia esoneri e semi-esoneri per i vicari (i cosiddetti “vicepresidi”). Finora le scuole con un numero di classi compreso fra 44 e 54 con almeno due plessi potevano richiedere l'esonero dall'insegnamento per il vicario, oppure un semi-esonero per la metà dell’orario, se avevano con un numero di classi compreso fra 35 e 39. La norma serviva a sostenere proprio quelle funzioni che con il taglio delle dirigenze verranno depresse. Adesso l’esonero per i vicari sarà possibile solo per le scuole con 55 classi, e il semi-esonero per quelle con 40. Questo significa che almeno tremila scuole rimarranno senza vicario e che quelle che contemporaneamente perderanno il Preside titolare avranno di sicuro seri problemi di gestione.

Accanto all’ANDIS nel denunciare la situazione grave della scuola pubblica anche la Struttura nazionale dei dirigenti scolastici della Flc Cgil, che  ha già chiesto al governo attraverso una mozione «la cancellazione dalla manovra finanziaria delle misure che riguardano la scuola», appellandosi «a tutti i soggetti interessati alla qualità e al futuro della scuola pubblica statale affinché cessino gli attacchi continui e siano ripristinate le condizioni necessarie a garantire la sua esistenza».

Ma il governo, si sa, fa le orecchie da mercante. Le norme taglia-dirigenze si sommano infatti a una lunga stagione di tagli della scuola pubblica e dell’istruzione in genere che ha portato le classi a non avere già i soldi per supplenze, corsi di recupero, materiale didattico e addirittura carta igienica, per non parlare poi delle mancate ristrutturazioni, in un Paese dove circa il 52% degli edifici scolastici non ha le certificazioni relative alla sicurezza e le aule sono in buona parte sovraffollate.

Sara Santolini

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