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In Zimbabwe Robert Mugabe si scaglia contro le multinazionali

È panico fra le corporation operanti nello Zimbabwe. Una nuova legge, l’Indigenisation and Empowerment Act, entrata in vigore poco più di sei mesi fa, prevede infatti che le aziende transnazionali con un valore di oltre 500mila dollari cedano il 51% delle loro quote ai cittadini del Paese africano entro la fine di questo mese. Pena per chi non dovesse farlo: una procedura che annulli le loro licenze. 

Per il presidente Robert Mugabe, “gli investitori stranieri devono rispettare le leggi dello Zimbabwe”. C’è però chi, da mesi, cerca aggirare la legge in questione. A partire dalle Banche britanniche e americane, forse troppo abituate a decidere le sorti di intere nazioni per accettare che un Paese possa decidere qualcosa di non vantaggioso per i loro sporchi affari.

Certo è una bella sfida: se le Banche occidentali (e anglo-americane in particolare) sono all’origine della assurda situazione economica in cui ci troviamo ora, è bene ricordare che la presidenza di Mugabe, personaggio macchiatosi di diversi crimini contro l’umanità, è stata definita un vero e proprio “Regno del terrore”. Chi vincerà dunque questa guerra fra demoni? Di sicuro non la gente dello Zimbabwe, per cui (almeno in apparenza) questa legge è stata fatta.

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