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Pareggio di bilancio? Nel 2014. E salvo eccezioni

Tremonti lo celebra come se fosse il non plus ultra: il toccasana per i conti pubblici e la rinascita a una nuova vita morale della Nazione tutta. «Il principio di pareggio di bilancio – sottolinea il ministro dell’Economia – sarà introdotto nella prima parte della Costituzione, quella che concerne i diritti e doveri dei cittadini. E sarà un principio ad altissima intensità politica e civile».

Purtroppo, va aggiunto, il miracolo dovrà aspettare un po’ di tempo, prima di compiersi. La modifica costituzionale arriverà solo nel 2014. E in ogni caso, sai com’è, prevederà delle robuste eccezioni. Nel disegno di legge si precisa infatti che «Non è consentito ricorrere all'indebitamento, se non nelle fasi avverse del ciclo economico nei limiti degli effetti da esso determinati, o per uno stato di necessità che non può essere sostenuto con le ordinarie decisioni di bilancio».

Insomma: il pareggio di bilancio è il solito obbligo all’italiana. Tassativo solo sulla carta. Come peraltro è inevitabile, nel caso specifico, visto che circostanze particolari, e a maggior ragione eccezionali, esigono interventi in deroga agli standard. Proprio per questo, però, sarebbe molto meglio evitare di innalzarlo a (pseudo) dogma e iniziare a metterlo in pratica, se davvero si è convinti della sua bontà. A proposito: non dal 2014, che rientra nella prossima legislatura e, perciò, farà gravare l’incombenza sul prossimo governo, che stando alle previsioni attuali non sarà più nelle mani di Berlusconi e del centrodestra. Da subito.

PS: il vero problema della spesa pubblica non è tanto nella sua quantità, che ovviamente dovrebbe essere commisurata alle entrate e alla sostenibilità dell’indebitamento, ma nella sua qualità. Che un bilancio sia in pareggio non significa nulla, rispetto alla bontà o meno della gestione. Ciò che è decisivo sono i risultati che ci si erano prefissi. E quelli che si sono effettivamente raggiunti.

(fz)

 

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