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Il M5S candida un massone. O forse no. Chissà

Scalpore, clamore, titoli cubitali: il Movimento 5 Stelle candida un massone alle elezioni regionali della Lombardia. Si tratta di Vincenzo Freni, 50 anni, medico di Brescia. Dichiaratamente massone. Ex appartenente alla loggia regolare d’Italia, ha fondato una gruppo proprio, chiamato Lythos. Freni non fa mistero della sua appartenenza. Che sia massone lo si legge sul suo CV (ma non su quello pubblicato sul sito dei Cinque Stelle, ovviamente) e sul suo profilo Facebook. Che a quanto pare i supertecnologici grillini non avevano pensato di guardare, prima di certificarlo come attivista candidabile.

Non c’è imbarazzo in lui, ma quasi orgoglio. «Non ho nulla da nascondere, amo la trasparenza, anche perché non ho mai fatto nulla di male», dice Freni al Corriere, assicurando di non aver ricevuto alcun favore dalla massoneria, per una carriera che si è costruito dalla gavetta più faticosa. E ancora: «non tutta la massoneria è un male. Il problema è che nell'immaginario collettivo la si associa subito alla Loggia P2, ad un sistema delinquenziale. Ma ci sono logge che perseguono fini solidaristici, ad esempio la raccolta fondi per i terremotati. Come fa la Lythos».

Certo ci vuole talento e un grande sforzo per pensare alla massoneria come a un ente caritatevole e umanitario, specie in Italia. La storia non depone a suo favore. Vero è che da anni ormai, proprio per cercare di sfatare gradualmente lo stigma che l’attività eversiva di Gelli e della P2 ha appiccicato all’appartenenza massonica, le varie organizzazioni hanno promosso un processo di trasparenza, anche grazie all’aiuto delle nuove tecnologie di comunicazione. Esattamente come nel caso di Freni, i massoni cercano di non restare più nascosti, ma anzi mirano ad esporsi e a “normalizzare” l’appartenenza a un’organizzazione che sta tentando di perdere quel carattere di segretezza che tanti sospetti, più che legittimi, suscita in Italia.

Tuttavia il fatto resta: un massone dichiarato ha proposto la propria candidatura nel M5S per le regionali lombarde. E Grillo non ha mai annoverato la massoneria tra le associazioni meritorie a cui fare riferimento. Una bella gatta da pelare, oltre che la dimostrazione palese che i filtri congegnati da Casaleggio e dallo staff per la selezione delle candidature non sono sufficienti. Anzi. Se prima bastavano fedina penale pulita, assenza di due mandati elettivi alle spalle, e non appartenenza a qualche partito, ora le maglie si sono strette ai soli attivisti “certificati” da Grillo e trombati alle ultime amministrative. Il tutto per evitare, dice lui, l’accesso di qualche “Totò u Curtu”. Come sostenevo nell’articolo apparso sul mensile di questo mese (QUI), se qualche infiltrato indesiderato doveva entrare, è già entrato. E Freni, secondo i parametri grillini, tale è, indubbiamente.

Niente paura, però, la soluzione è a portata di mano. Alla grillina, come sempre. Dopo che il Corriere ha svelato la candidatura di Freni, sul blog di Grillo appare una dichiarazione di Vito Crimi, del M5S Lombardia, che sembra risolvere l’imbarazzo. Sembra. Dice Crimi, in sostanza: grazie ai media che per una volta sono risultati utili, e ci hanno avvertiti di un’anomalia aiutandoci a fare pulizia nelle liste. «Nessun massone si candiderà», dichiara reciso Crimi. Dopo di che precisa: «la persona in oggetto ha avanzato la sua proposta di autocandidatura, insieme alle altre 29 pervenute, e le stesse sono state messe in rete a disposizione di tutti».

Segue il solito pistolotto con il paragone agli altri partiti, che non sono trasparenti, non mettono a disposizione nomi e CV dei candidati, impedendo all’opinione pubblica e ai media di fare le pulci. Dunque il M5S è bello e buono, soprattutto, se non solo, perché gli altri sono cattivi. Ma si tratta di un diversivo, perché il problema resta, e bello grosso. Crimi dice che la candidatura di Freni è a disposizione degli attivisti, che voteranno se candidarlo o no. Ma nel contempo tuona che nessun massone verrà mai candidato. Cioè, forse perché troppo abituato alla logica del “non”, essendo sottoposto a un “non statuto”, dà una soluzione-non soluzione.

Come sempre, infatti, il M5S deve mettersi d’accordo con se stesso, senza trovare la solita eccezione ad hoc o ad personam, come sta facendo praticamente da sempre. Perché, stando alle regole del fondatore e ai suoi vademecum, niente impedisce a Freni di candidarsi, se è un attivista certificato, come pare sia. E niente impedisce agli altri attivisti di approvare la sua candidatura. E se davvero andasse così? Forse è proprio per evitare un’ipotesi del genere che Crimi si improvvisa vice-Grillo e dichiara perentoriamente che nessun massone verrà mai candidato. Una dichiarazione che sembra più un avvertimento a chi voterà le candidature. Occhio a chi date la preferenza, perché il voto degli attivisti verso gli aspiranti candidati è palese, e il licenziamento è dietro l’angolo. E avviene d’autorità, nella migliore tradizione della democrazia orizzontale e partecipata.

Anche questa vicenda, la candidatura di un massone e la risposta-non risposta del Movimento, dimostrano che questo nuovo soggetto politico fa acqua da tutte le parti. È un misto di utopismo organizzativo, improvvisazione operativa e illusorietà democratica. E ancora una volta viene da chiedersi cosa potrebbe mai essere dei delicati equilibri istituzionali, già devastati da decenni di malapolitica, in mano a un tale genere di astuti e affamati dilettanti allo sbaraglio.

Davide Stasi

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