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IL VESPAIETTO DI POMIGLIANO

Tutti contro la Fiat e Marchionne, per i 19 lavoratori in mobilità. Ma perché si svegliano solo adesso?

Sembra la logica di “Salvate il soldato Ryan”. Apparentemente solidale ma in effetti cinica. Chissenefrega se di regola i militari muoiono a frotte ma per una volta, in via del tutto eccezionale, ce n’è uno che va salvato.

Ed ecco perciò che di fronte all’ultima sopraffazione della Fiat, ovvero del suo ad Marchionne, quelli che finora non avevano battuto ciglio si scuotono dal letargo e, facendo mostra di grande indignazione, insorgono compatti. In realtà la gamma delle sfumature è assai ampia e ognuno cerca di svolgere la requisitoria di giornata senza contraddire la propria inerzia precedente, ma l’aria che tira è quella del processo a senso unico e il vento, per un giorno o due, è destinato a soffiare in massima parte nella medesima direzione.

Puntualmente, però, la contrarietà verte tutta sul caso specifico e non investe l’approccio complessivo. Nonostante tutto il clamore che si va producendo, e i giornali che lo enfatizzano titolando, vedi Repubblica, «Rivolta contro Marchionne. Sindacati e politica: “No ai licenziamenti”», è evidente che l’alzata di scudi è destinata a rimanere circoscritta a questo singolo aspetto. Che, senza nulla togliere alle sorti dei 19 malcapitati che erano/sono destinati a fungere da vittime della stizza padronale per l’affronto subìto con la sentenza di condanna, resta tuttavia marginale – o persino irrilevante – rispetto alla politica industriale del Gruppo (ex) torinese.

Prendiamo uno per tutti, sorvolando sul dissenso quasi “estetico” del ministro Passera che si è limitato a un prudente, o goffo, «Non entro nel merito di decisioni interne, ma non mi è piaciuta la mossa che è stata fatta». Prendiamo Bersani. A suo giudizio «La decisione della Fiat è un caso morale. Non si possono scaricare errori e colpe sui lavoratori»

Appunto: le strategie restano fuori discussione, e la loro intrinseca brutalità viene giustificata a priori in nome delle “dure e inderogabili leggi" della competizione globale. L’unico spazio di critica si riduce alle soperchierie occasionali, che è come prendersela col feudatario non già perché torchia i contadini, e fa del tutto per trasformarli anche giuridicamente in servi della gleba, ma perché ne ha cacciati una ventina solo perché era di cattivo umore.

Marchionne terrà conto dell’infortunio, sempre che l’arroganza non abbia la meglio sulla furbizia, e in futuro si dimostrerà più accorto. Buttando fuori non già 19 persone, ma 190, o 1900, o quand’anche 19mila, con la perfetta giustificazione che la riforma del Lavoro gli assicura: il licenziamento per motivi economici.

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