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Qatar: poesia all’ergastolo, con la complicità del Governo italiano

Il poeta Muhammad Dheeb Ajami, iscritto al terzo anno della facoltà di lettere all’Università de Il Cairo, è stato condannato alla reclusione a vita per una poesia che recitava «siamo tutti Tunisia davanti alla repressione» e criticava l’Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani.

Nei versi di Tunisian Jasmine, ispirato all’insurrezione tunisina, il tribunale avrebbe riscontrato «insulti» al regnante e «incitamento a rovesciare il sistema di governo», quindi, conseguentemente, emesso una condanna spropositata. Anche se, è da sottolineare, anche pochi giorni sarebbero stati un oltraggio alla libertà di espressione. Il tutto, peraltro, dopo un processo indegno tenuto non solo a porte chiuse, ma in assoluta segretezza senza permettere all’imputato, che si trovava in regime di isolamento, di potersi difendere dalle accuse, né direttamente, né tramite il suo legale.

Delle sistematiche violazioni dei diritti umani (così cari a parole agli atlantisti) perpetrate in Qatar non si leva alcuna voce sdegnata in occidente, anzi vige il più rigoroso silenzio stampa, che è tanto ignobile quanto la condanna all’ergastolo irrogata alla poesia ribelle. Dove sono le sanzioni economiche che dovrebbero, per coerenza, essere adottate contro un paese simile? L’unica nota che abbiamo trovato è una pagina del sito del Governo (qui) dove vengono tessute le lodi di Monti, per aver siglato un accordo tra il Fondo Strategico Italiano Spa (FSI) e la Qatar Holding LLC (QH) per la costituzione di una joint venture denominata “IQ Made in Italy Venture”.

Non solo il nostro Governo sta cercando di svendere il paese agli Emiri, ma rende complice il Made in Italy delle violazioni dei diritti umani, che vengono quotidianamente commessi da quegli “amici” con cui le banche fanno buoni affari. Contro chi viola i diritti umani ed i suoi complici è legittimo insorgere e la nostra vergogna nel sostenere l’oppressione non deve restare impunita. 

(fm)

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