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Bello slogan, Barack. Bella truffa

«Il meglio deve ancora venire».

Obama ha pronunciato la frase nel suo discorso di ringraziamento, dopo la riconferma alla Casa Bianca, e i media l’hanno subito rilanciata. Questa reazione da parte della stampa non deve sorprendere ed è persino ovvia, perché si tratta appunto di una frase a effetto che è stata concepita apposta per colpire l’attenzione. E che infatti risuona come uno slogan.

Proprio come il vero slogan della campagna elettorale di Obama nel 2008, il celeberrimo «Yes We Can», si tratta però di una scatola vuota. Che non indica un obiettivo specifico, né gli strumenti con cui raggiungerlo, né tantomeno un termine preciso entro cui riuscirci, in modo tale che tutti ci possano vedere – o piuttosto immaginare – quello che preferiscono.

Il compito dei media, quindi, non si dovrebbe esaurire nel riprendere la frase e magari utilizzarla pari pari per dei titoli efficaci, come del resto abbiamo fatto anche noi. La differenza tra un uso superficiale e uno approfondito la fa appunto la capacità – e ancora prima la volontà – di mettere davvero a fuoco il messaggio. Che non solo, come abbiamo già sottolineato, è sommamente generico e quindi ingannevole, ma che addirittura ha un che di inquietante e di beffardo, se lo si ricollega alle reali condizioni dell’economia statunitense.

Anche in questo caso, perciò, quelle di Obama non sono nemmeno delle promesse tutte da verificare, ma delle manipolazioni deliberate e fuorvianti. Perché chiedono ai cittadini di aspettare ancora, e nessuno può dire fino a quando, accontentandosi di sperare che la situazione “migliori”. Quella che si sollecita, insomma, è l’ennesima apertura di credito basata sul nulla. Il venditore, ossia il politico, non rischia un bel niente, mentre gli acquirenti, ovvero i cittadini, continueranno a pagarne il prezzo per anni, o addirittura per sempre.

In pratica, una truffa.  

 

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