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    martedì
    dic112012

    A POSTO: MONTI NON CREDE A COMPLOTTI OCCULTI

    Il premier, bontà sua, riconosce che esistono gli speculatori «senza scrupoli». Ma esclude strategie segrete

    La dichiarazione dovrebbe essere rassicurante e autorevole, nelle intenzioni. E ovviamente presuppone che vi sia una assoluta estraneità tra la persona che parla, e che giudica, e il fenomeno di cui si discute.

    Anche in questo caso, quindi, Mario Monti fa leva sul suo status di presidente del Consiglio di un Paese che è nel mirino della speculazione, ­in modo da essere associato al ruolo di vittima di quegli attacchi. E in modo, soprattutto, che non lo si consideri un alleato dei centri di potere che stanno sviluppando quelle strategie, la cui vera ragion d’essere non è tanto il profitto immediato quanto il cambiamento delle politiche economiche delle nazioni sotto tiro.

    In questa prospettiva, va da sé che l’interpretazione che viene formulata sia a scartamento ridotto. Intervenendo a Unomattina il premier afferma che «nei mercati finanziari ci sono infiniti soggetti grandi e piccoli che cercano di fare i loro interessi, spesso senza scrupoli» e tuttavia egli non crede «che ci siano complotti occulti». Rispetto a queste dinamiche, inoltre, l’Europa costituisce a suo dire «un argine» all’instabilità dei mercati.

    Come al solito, trattandosi di pseudo interviste che di fatto si risolvono in un monologo senza traccia di contraddittorio, Monti ha gioco facile nel far passare queste tesi come delle valutazioni obiettive e incontrovertibili. Un vantaggio di cui gode fin dall’inizio della sua esperienza a Palazzo Chigi e che, purtroppo, lo accompagnerà anche nel caso in cui decida (o ammetta) di voler proseguire l’esperienza di governo, in un modo o nell’altro.

    Essendo sollevato dall’obbligo di candidarsi, visto che Napolitano non ha mancato di nominarlo senatore a vita subito prima di imporlo come capo dell’esecutivo, egli sarà sollevato anche dal dover partecipare ai dibattiti televisivi, che per quanto blandi potrebbero lasciare spazio a un minimo di approfondimento e, chissà, a qualche domanda non del tutto addomesticata. E se poi dovesse tornare ad avere un alto ruolo istituzionale, come è nelle previsioni, tornerebbe a essere avvolto dall’ossequio e dalla compiacenza che abbiamo visto grondare in quest’ultimo anno.

    La conclusione è evidente: l’ultima persona alla quale chiedere cosa pensi della speculazione e della finanza internazionale è proprio Mario Monti, a meno di poterlo sottoporre a un confronto serrato. Fuori da questa possibilità le sue sono dichiarazioni destituite a priori di fondamento e credibilità, se non come conferma della volontà di negare l’evidenza. A cominciare dal fatto che, guarda un po’, gli assalti dei mercati e i diktat della Trojka vanno esattamente nella stessa direzione.

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