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    martedì
    dic112012

    Politiche 2013: tutti allo stadio, la partita è sempre la stessa

    Nel corso della giornata di ieri, mentre i mercati, cioè la speculazione, intervenivano nelle Borse per determinare la salita del nostro spread e la discesa di alcuni listini onde dare chiari segnali in primo luogo all'Italia che si era permessa di paventare la sostituzione di Mario Monti alla guida del Paese, è accaduta una cosa interessante. E indicativa.

    Proprio mentre i listini andavano giù e si capiva benissimo come sarebbe andata la giornata economica, sulla prima pagina dell'Huffington Post in versione italiana, diretto da Lucia Annunziata, hanno campeggiato a lungo un titolo e una foto inequivocabili. Il titolo: "I mercati votano per loro". La foto: Monti accanto a Bersani. Impossibile fraintendere il messaggio.

    Ora, l'HuffPo italiano è diretto da una giornalista che tutto è fuorché nuova leva dei media del nuovo millennio, anzi proviene direttamente da quell'ambito dell'informazione che per decenni è stato strumentale al teatrino della politica che poi ha portato alla situazione attuale. Che un teatrino, ancora, rappresenta. Ma è anche edito dal gruppo L'Espresso, cioè dal signor De Benedetti che tra una ospitata dalla Gruber e l'altra, ha vinto la causa colossale intrapresa a suo tempo con Mediaset. E insomma, a linee generali, fa parte di tutto il carrozzone de La Repubblica che ha cavalcato l'antiberlusconismo per decenni (prima di farsi scippare quella fetta di pubblico da Il Fatto Quotidiano). Ad ogni modo, oggi si torna alle urne, e dunque i media mainstream tornano a suonare le vuvuzelas in favore di questo o quest'altro candidato. Per quanto attiene a Repubblica-L'Espresso, ovviamente, a Bersani. E a Mario Monti: un giornale filogovernativo e collegato ai poteri forti potrebbe mai andare contro l'emanazione diretta e italiana di tali poteri quale è Monti?

    Tutto questo per sottolineare una cosa ulteriore che ci è invece sfuggita ieri, durante la diretta de La Controra nel primo pomeriggio, mentre commentavamo lo sconcertante titolo dell'Huffington Post Italia. Perché quel titolo, oltre a essere una chiara dichiarazione di intenti e una indicazione di voto, rappresenta il paradigma della campagna elettorale che abbiamo di fronte. I mercati puniscono la possibilità di una uscita di scena di Mario Monti e dunque, ecco la conseguenza implicita del ragionamento, per non offendere i mercati e non far affondare l'Italia (secondo ragionamento implicito), si deve votare per Bersani e per Monti.

    Intanto, basterebbe già questo, per chi ha capito la natura della speculazione internazionale e ha a cuore le sorti della sovranità del Paese, per votare, dunque, in modo diametralmente opposto, ma il ragionamento più importante da fare è un altro. Volenti o meno, come si vede, siamo di nuovo e per l'ennesima volta in preda dell'anti-berlusconismo o comunque della classica divisione tra chi è a favore e chi contro l'uomo di Arcore: è questo che guida le elezioni nel nostro Paese. In secondo luogo, cosa ancora più rilevante, è che come avevamo (facilmente) supposto ci troviamo nelle situazione paradossale che, per le prossime Politiche 2013, ci sarà un Partito Democratico a favore di Monti, dei mercati e della speculazione, e un Pdl, qualunque conformazione prenderà, su toni populisti anti-mercato guidato dall'uomo che sulla speculazione capitalistica ha impostato tutta la sua vita. I confini del dibattito imposto sono questi, e chi vi vorrà partecipare a questi dovrà attenersi.

    Potremmo trovarci, con molta probabilità, a un dopo elezioni che vedrà in Parlamento un centrosinistra governativo ad appoggiare degli uomini dei banchieri, un centrodestra a fare facile e demagogica opposizione e un MoVimento 5 Stelle a guardare, in modo colorato quanto si vuole, quanto accade. Sempre che - e la guerra spietata è già iniziata visto che Grillo ha deciso di combattere dall'interno del sistema accettandone, di fatto, le regole - questo nuovo partito non sarà fatto fuori dalle bombe che qui o là gli stanno piazzando da tutte le parti.

    Valerio Lo Monaco

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    Reader Comments (2)

    Ci sono i politici di Berlusconi che vanno in televisione a vantarsi che, negli anni in cui loro erano al governo, la disoccupazione era minore, il Pil non calava e le tasse non venivano aumentate.. Premetto che anch'io sono dubbioso sul fatto che se aumenta il nostro debito l'euro finisce e, ancor di più , sul fatto che lo stato italiano faccia default.. Ma la realtà è che quei parametri erano in quel modo perché Berlusconi non si curava di contenere il nostro debito pubblico allo scopo di rivincere le elezioni alle tornate successive, causando così il degrado estetico, oltre che l'imborghesimento del paese. Questo era il modo, un po' scorretto, con cui Berlusconi regolava la disoccupazione, il Pil e le tasse. E' lo stesso stile di Craxi, che stampava moneta (allora lo stato poteva stampare moneta) per essere amato dalla popolazione; Berlusconi invece, non potendo stampare moneta, per essere amato dalla popolazione evitava di contenere il debito pubblico.

    giovedì, dicembre 13, 2012 | Registered CommenterEmanuele Marconcini

    Tecnicamente è vero ciò che scrivi, ma dubito molto che nell'operato di Berlusconi vi fosse, all'epoca, nello specifico - e come sempre, del resto - una "strategia" di questo tipo. Lo dimostra il fatto che le poche cose di un certo calibro in tema economico, peraltro molte delle quali neanche arrivate a compimento, sono state proposte da Tremonti, che volente o nolente di temi economici se ne intendeva. Berlusconi è sempre stato più che altro un ladro di polli.

    vlm

    giovedì, dicembre 13, 2012 | Registered Commenter[Redazione]
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