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Eppur (qualcosa) si muove

In tempi come questi, a vedere semplicemente la realtà e in modo particolare quanto di questa vi sia reale percezione nell'opinione pubblica, si può facilmente cadere nello sconforto. Malgrado l'evidenza, ai più appare ancora incomprensibile o, nella migliore delle ipotesi ineluttabile, la fine che sta facendo il nostro Paese e in senso lato il mondo intero. Se sono veri i sondaggi che continuano a essere resi noti, secondo i quali la maggioranza dei cittadini italiani, o comunque una larga fetta, ancora crede e ha fiducia nel governo Monti, e un'altra grande fetta ancora si appassiona alle elezioni Politiche e dunque andrà a dare il voto per l'ennesima volta ai soliti noti che in questa situazione, direttamente per scelte sbagliate, oppure indirettamente per manifesta incapacità, ci hanno portato, la riflessione che ne discende non può che essere, appunto, sconfortante. Parallelamente si impone pertanto una riflessione che riguardi tutto il settore dei media i quali, teoricamente, dovrebbero favorire invece proprio la conoscenza e la comprensione della realtà. Molto semplicemente, il fenomeno di una opinione pubblica ignorante non può essere analizzato senza fare una analisi anche dei media che insistono sullo stesso scenario. Ma se sarebbe ormai inutile perdere tempo per una ennesima disamina dello stato dell'informazione nel nostro Paese non lo è invece se si considerano i risultati ottenuti da quella schiera, variegata e difficilmente catalogabile quanto si vuole, dei media di cosiddetta controinformazione. O, per dirla in modo più corretto, di informazione alternativa a quella dei grandi player. Rientrano in questa galassia molte tra le realtà nate su (e grazie) a internet e, in generale, tutti quelli che a vario titolo comunicano in una maniera almeno un po' strutturata - lasciamo fuori, pertanto, i blogger sporadici e gli spammer "alla facebook", per intenderci - e che a quanto pare, invece, qualche risultato stanno ottenendo. Non organico, non organizzato e anzi frammentario quanto si vuole, spesso purtroppo senza avere la benché minima capacità che si avvicini anche lontanamente al giornalismo ma insomma che in qualche modo sono operatori della mediazione.

Ebbene, a questo proposito, ribadiamo, qualche risultato c'è. Parziale quanto si vuole ma comunque impensabile da raggiungere sino a qualche anno addietro.

Uno su tutti, di risultato, è quello che verifichiamo ogni volta in cui dei temi considerati tabù, oppure del tutto inesistenti, raggiunge, sebbene con grossa fatica, enorme ritardo e grossolana improvvisazione anche i media di massa, per loro natura ostili a una rappresentazione differente da quella che gli è imposta per mantenere lo spazio che occupano e l'audience che necessitano.

Sinteticamente: era impensabile sino a qualche anno addietro che parole stesse come sovranità, oppure come speculazione finanziaria, o ancora ingerenza di altri Stati nella politica interna di altri fossero anche solo lontanamente prese in considerazione.

Oggi sentire parlare di temi economici, di come questi tengono sotto scacco le nostre vite è cosa molto più frequente di allora. La diffusione stessa della parola signoraggio, e rilevare che l'argomento della sovranità nazionale (politica ed economica) sia sulla bocca di molte più persone di un tempo, deve essere segnalato come un risultato. Certo, l'incompetenza regna sovrana e siamo distantissimi da una comprensione reale di questi temi su larga scala. Ma i temi sono presenti. Ed è in questa "presenza" che dobbiamo segnare, tutti, una parziale vittoria sulla desolazione che regna sovrana.

Tempo addietro Michele Santoro, per fare un esempio, ha osato fare un servizio, nella trasmissione Servizio Pubblico, sulla riunione del Gruppo Bilderberg che si è tenuta a Roma alcune settimane addietro. Naturalmente lo aveva fatto senza entrare nel merito della cosa, senza spiegare di cosa si trattasse e soprattutto senza spiegare, o far dibattere dai suoi ospiti in studio (ammesso che ne avessero le capacità) su quanto tali riunioni siano poi incisive sulla vita di tutti noi. In tale circostanza ha reso il tutto quasi come fosse un servizio di gossip o poco altro. E dunque, dal punto di vista giornalistico, si era trattato quasi di un aborto professionale.

Nella puntata di sera (pubblichiamo alcuni estratti qui sotto) si è spinto in un servizio sullo Shadow Banking, cioè sulle attività più nascoste, e fraudolente, del sistema bancario. A fine serata, d'accordo, come ultimo servizio e senza possibilità di farne discutere in studio. Ma insomma, qualcosa di nuovo c'è. E qualcosa di nuovo c'è anche nel momento in cui si inizia a fare domande di un certo tipo - per arrivare a punti impensabili, sino a qualche anno addietro - ad ospiti in studio che qualche cosa, in merito, possono dire. Ieri sera era la volta di Tremonti, che senza mezzi termini (per motivi di campagna elettorale quanto si vuole ma la cosa non conta per il nostro ragionamento) ha di fatto parlato di salvataggi delle Banche fatti con soldi pubblici che dovrebbero invece servire ad altro, e di natura fraudolenta del comportamento, ad esempio, di Germania e Francia che dopo aver investito malamente in Grecia ora impongono a tutta l'Europa di ripagare loro, e alle loro Banche, gli investimenti sbagliati fatti.

Viene da dire ben svegliati!, alla buon'ora. Ben (ultimi) arrivati su ciò che ci sta distruggendo da decenni. Anche Santoro si è accorto, dopo decenni di attività, che i temi rilevanti sono altri e non il teatrino che ha raccontato per anni. A meno che, e la presunzione di ciò che stiamo per scrivere è purtroppo ben supportata da tanti precedenti, non stia inserendo all'interno di una trasmissione oliatissima (e ormai noiosissima) qualche frammento di ciò che può portarlo ad avvicinare al tubo catodico dei media di massa anche chi invece si nutre ormai normalmente della "informazione altra" della quale abbiamo parlato. Dunque per meri motivi di audience. Che siano strumentali o meno, questi "inserimenti" alla santoro nelle sue trasmissioni, si tratta comunque di una novità, la cui spinta proviene proprio da ciò che sta accadendo altrove, in tema di media, sui mezzi liberi come quello che state leggendo. Il che, in fin dei conti, non è comunque poco.

Valerio Lo Monaco

 

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