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Libia. Scatta la legge d’emergenza

Il governo di Tripoli non è mai riuscito a pacificare il paese né ad averne il controllo: nel Sud continuano sollevamenti armati e i trafficanti di droga e immigrati regnano sovrani. La caduta del regime di Gheddafi, a causa delle modalità con cui è avvenuta, non ha affatto aperto un periodo di libertà e prosperità, ma provocato una frammentazione del Paese in territori controllati da bande più criminali che tribali.

L’ultimo tentativo di riprendere le redini dell’intera nazione è stato dichiarare «le provincie di Ghadames, Ghat, Ubari, Al-Shati, Sebha, Murzuq e Kufra zone militari chiuse e sottoposte a legislazione d’emergenza», nonché chiudere le frontiere con Ciad, Nigeria, Sudan e Algeria. Una sostanziale dichiarazione di fallimento da parte del potere centrale.

Nonostante il silenzio dei media mainstream, in Libia si continua a combattere e continua ad essere elevato il numero di vittime civili per le quali non si leverà in volo nessun aereo occidentale. Quanto prospettato da disfattisti e complottisti si è quindi verificato, come d’abitudine, e nessuno sembra in grado di cogliere il messaggio sulla ripetibilità del fenomeno in Siria, se si vorrà procedere ad un assalto al dittatore senza aver preparato il terreno ad una transizione che coinvolga tutti i rappresentanti del popolo e non solo quelli delle fazioni amiche di Washington e Riad.

Non è però solo nel Sud che il governo di Tripoli è in difficoltà: anche i separatisti di Bengasi, quelli che innescarono la crisi libica, sono in continuo fermento e una nuova insurrezione non può essere esclusa. La guerra in Libia è tutt’altro che terminata, anzi è entrata nella sua fase più delicata: un misto di conflitto tribale e criminale, caotico e in costante escalation.

(fm)

Noi nel Mezzo del 17/12/2012

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