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PROFESSORI SÌ, MA DEL QUIZ

Al via il concorsone per la Scuola, e ancora una volta il metodo di selezione è il più rozzo e inattendibile

È una specie di barzelletta nazionale, con l’aggravante che la conosciamo tutti a menadito e che, tuttavia, i responsabili della Pubblica amministrazione si ostinano a rispolverarla ogni volta. E a “raccontarla” come se invece fosse una cosa serissima.  

A ogni nuovo concorso di massa, infatti, torna in scena la solita farsa: un numero esorbitante di candidati che ambisce al sospiratissimo posto fisso e che, pur di ottenerlo, è pronto a sottoporsi a questa sorta di lotteria, imperniata non solo sul nozionismo ma sulla sua versione più artificiosa. In teoria l’intento è quello di porre dei quesiti che siano fuori dall’ordinario, e quindi in grado di selezionare i “migliori”, ma all’atto pratico si vanno a pescare delle domande che sono solo pretestuose e che non chiariscono un bel nulla sull’effettiva preparazione di chi è chiamato rispondere.

L’unico motivo a sostegno del loro utilizzo è dunque la praticità. Ma è una motivazione sballata: perché è vero che in questo modo si scartano moltissime persone in poco tempo, e con una procedura che è identica per tutti e che non lascia margini alla discrezionalità, però lo si fa a scapito di un esame degno di tal nome.

Così, invece di usare le prove per capire chi sia davvero all’altezza del ruolo che andrà a ricoprire, le si impiega per togliersi di torno più gente possibile e col minimo aggravio organizzativo. Una pseudo logica che è sempre sbagliata, ma che nel caso di una professione delicata e difficile come quella degli insegnanti diventa una pura assurdità.


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