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Squadra navale russa al largo della Siria

Unità russe sono dirette al largo della Siria, con il compito ufficiale di partecipare ad una «eventuale evacuazione dei cittadini russi», ma non può essere esclusa la preparazione alla difesa della base di Tartus, se la situazione degenerasse e Assad perdesse il controllo del paese, ipotesi evidentemente sempre più probabile per gli analisti del Cremlino.

La mossa di Mosca non può essere liquidata, come tendono a fare i soliti media mainstream, quale ennesimo atto di supporto ad Assad, ma appare piuttosto una manifestazione di sfiducia nelle possibilità di un successo militare del regime. Il forte sostegno logistico dato dagli atlantisti e dalle monarchie del Golfo ai ribelli, riforniti di armi di provenienza libica e assistiti da consiglieri militari, sta mettendo in crisi in maniera sempre più evidente le forze lealiste ed un loro tracollo improvviso sembra incombente.

Da qui l’invio delle navi per una evacuazione in stile Saigon dei numerosi connazionali presenti in Siria: 5000 quelli registrati preso le autorità consolari, ma se si aggiungono i congiunti russi dei cittadini locali e i loro figli il numero salirebbe a 30mila. La necessità di una operazione militare è determinata dal fatto che, per i ribelli, i russi presenti sul territorio sono considerati, a prescindere, agenti del regime. E quindi sottrarli alla furia vendicatrice richiederà, almeno, la minaccia dell’uso della forza. I russi non sembrano intenzionati ad abbandonare né i familiari dei loro concittadini né i vecchi collaboratori in balìa della “giustizia” del futuro governo, al contrario di quel che fecero gli statunitensi in Vietnam.

Il messaggio rivolto all’Occidente è, anche, che nessuno metterà le mani su Tartus e ne caccerà la base russa, a meno che non sia intenzionato a scatenare un conflitto che non sarà più regionale ma mondiale. E, forse, anche nucleare.

(fm)

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Il Ribelle.Qui del 18/12/2012