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Tutto è già stato scritto

Il ritorno di Berlusconi sulla scena e il cappello di Monti posto sullo schieramento centrista serviranno a impedire che Bersani abbia i voti necessari per formare autonomamente un governo.

Anche gli arancioni gli porteranno via qualche voto.

Un certo logorìo gli verrà dall’interno, dai renziani. Come si poteva sospettare, i comitati pro-Renzi nati in occasione delle primarie non si sono sciolti, si riuniscono e danno vita di fatto a una frazione organizzata: non tutti voteranno per il PD.

Beninteso: il PD è perfettamente affidabile per le oligarchie europee e ha già dato prova di assoluta fedeltà all’impero dei globalizzatori, nelle persone di Prodi e D’Alema.

I privatizzatori, gli oligarchi della finanza, gli imperialisti delle “guerre umanitarie”, hanno trovato in loro dei docili cagnolini scodinzolanti.

Tuttavia in tempi come questi in cui l’Europa è di fronte a scelte decisive, le oligarchie non transigono, pretendono una fedeltà assoluta che l’accoppiata Bersani-Vendola non garantisce del tutto.

Siamo in una fase in cui tutto ciò che sa anche solo vagamente di socialdemocrazia è visto come una minaccia da stroncare sul nascere. Non è più il tempo della competizione con l’URSS, quando la socialdemocrazia faceva comodo per attrarre le masse dei salariati e sottrarle al fascino della stella rossa.

Ora perfino i timidi belati della Chiesa contro la logica del profitto non sono tollerati.

La campagna mondiale durissima che ci fu per denunciare la pedofilia dei preti va probabilmente letta in questa ottica, come un avvertimento delle oligarchie massoniche a non disturbare il manovratore.

Naturalmente il Potere è troppo accorto per inventare scandali inesistenti. Le tare degli ambienti ecclesiastici erano ben note. Sono state proclamate e additate alla pubblica esecrazione quando si doveva screditare tutto ciò che esulava dal pensiero unico che desertifica le menti. E papa Ratzinger appare molto più cauto del pur ambiguo predecessore nelle sue denunce delle storture del sistema.

Bersani, solido amministratore emiliano pragmatico e dai tratti ancora popolareggianti,  non è abbastanza integrato nell’élite finanziaria. Non frequenta il Bilderberg, nelle sue riunioni semiclandestine da cui non esce mai un documento, una pubblicazione degli atti, una dichiarazione ufficiale.

Vendola potrebbe dare al governo quel sentore di sinistra che sta invocando in modo vagamente patetico. Insomma, del PD ci si può fidare ma è meglio che non governi da solo.

Questa è la chiave di lettura per intendere le manovre di questi giorni.

Bersani avrà la maggioranza relativa ma non sufficiente a governare senza alleati. Per lui è  pronta l’alleanza coi centristi montiani, già evocata da Casini. I burocrati di Bruxelles hanno tempestivamente affermato che gli italiani sono liberi di votare come vogliono ma chiunque sia eletto dovrà realizzare l’agenda Monti, quei punti programmatici che solo uno scoppiato totale come Bossi ha potuto definire discorso comunistoide.

Quanto a Cinquestelle, è destinato a subire una congiura del silenzio tendente a contenere il Movimento entro i limiti del 15 o 20%, percentuale che lo renderà una presenza scomoda ma nulla più.

Sarà una campagna elettorale surreale, con Berlusconi che per distinguersi da un centro montiano che ha sostenuto per un anno votando tutte le sue leggi e che ha corteggiato a lungo, dovrà spostarsi verso una destra movimentista, salvo smentirsi continuamente per rassicurare i Mercati che potrebbero attaccare Mediaset; con un Bersani che per distinguersi a sua volta da un centro che ha goduto del suo pieno appoggio, dovrà spostarsi a sinistra, salvo correre periodicamente a  Bruxelles per rassicurare oligarchi e Mercati, ben sapendo che lo attende comunque un governo con Casini e con l’agenda Monti sul tavolo.

Questo il copione con tutta evidenza già scritto, tuttavia la politica non è un teorema matematico.

C’è un margine per l’imprevedibile.

I due mesi che ci separano dalle elezioni possono essere molto lunghi.

Luciano Fuschini

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