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I referendum e il reddito di cittadinanza

Grillo: un programma che si spinge in avanti

Il MoVimento 5 Stelle ha reso noti i primi 16 punti del suo programma.

Le probabilità che diventi un programma di governo sono uguali a  zero, ma anche a una prima lettura rapida si evidenzia come l’unico veramente innovativo.

Accanto a rivendicazioni condivisibili ma non nuove e alla richiesta campata per aria di indire un referendum per l’uscita dall’euro, i punti che più di altri si presentano come quel mutamento di parametri che la gravità della crisi richiede sono il reddito di cittadinanza e il referendum propositivo.

Il reddito di cittadinanza sarebbe semplicemente il nome nuovo di una prassi in uso se fosse inteso come un sussidio di disoccupazione o un provvedimento assistenziale verso i più poveri.

Alain De BenoistI fautori di questa misura, compreso Alain De Benoist che la caldeggia da tempo, ne parlano in tutt’altro senso. Per loro sarebbe un vitalizio cui avrebbe diritto ogni cittadino, un salario minimo vitale che la comunità assegna a ogni suo membro.

Misura rivoluzionaria quant’altre mai, ma da precisare bene perché nasconde molte insidie.

Poniamo che il reddito di cittadinanza sia quantificato in 800 euro mensili. Una famiglia composta dai genitori e da 5 figli disporrebbe di un reddito di 5.600 euro mensili: un potente incentivo all’ozio e a fare molti figli. Viceversa, limitando il reddito di cittadinanza ai soli adulti, le coppie che preferissero vivacchiare con quei soldi senza lavorare sarebbero incentivate a non fare figli, soluzione altrettanto rovinosa per la nazione.

Inoltre il peso per le finanze dello Stato risulterebbe insostenibile se i poteri pubblici si accollassero anche l’onere del welfare. Per essere sostenibile, il reddito di cittadinanza dovrebbe comportare la rinuncia totale a ciò che resta del welfare. Le cure mediche e la scuola sarebbero a totale carico dei cittadini, che per avere in vecchiaia un reddito superiore alle 800 euro garantite dovrebbero provvedere anche ad assicurazioni private per integrare la pensione. Il cittadino sarebbe quindi costretto ad amministrare il reddito di cittadinanza in modo oculato, detraendone una quota per la sanità, una eventualmente per la scuola dei figli e una per integrare la pensione. Il reddito di cittadinanza sarebbe una garanzia di sopravvivenza nei periodi di disoccupazione e nei momenti di crisi sociale o personale, ma non libererebbe dall’obbligo di lavorare e produrre per avere un altro reddito.

Questa responsabilizzazione può essere un’ottima cosa, ma tutto il sistema favorirebbe la privatizzazione integrale del servizio sanitario e dell’istruzione, nonché il colossale affare delle compagnie di Assicurazione che curerebbero i fondi per le pensioni integrative.

In definitiva, il reddito di cittadinanza è una proposta che può cambiare radicalmente la società, ma in direzioni che possono essere devastanti se non la si precisa in modo molto dettagliato.

Meno problematico appare il referendum propositivo.

L’obiezione che richiederebbe una modifica della Costituzione è facilmente superabile. La Costituzione, checché ne dica Benigni, imbarca acqua da tutte le parti ed è già emendata in più punti.  Enuncia nobili princìpi che sono rimasti inevitabilmente sulla carta, in altri articoli è vanificata dalle leggi europee che la contraddicono, infine presenta anacronismi da correggere, come appunto la limitazione del referendum alla sola abrogazione di leggi.

Il referendum propositivo, che sarebbe reso più praticabile dall’uso sistematico della tecnologia informatica e per il quale sarebbe utile un’ulteriore correzione costituzionale con la precisazione che il voto è un diritto ma non un dovere, renderebbe finalmente concreto il principio della democrazia diretta.

Avrebbe implicazioni sistemiche, perché favorirebbe un processo di superamento dei partiti intesi come organi strutturati e permanenti, con sezioni e  apparati burocratici. Si prospetterebbe una realtà più fluida, in cui volta per volta, secondo i contenuti dei vari referendum, si aggregherebbero cittadini che su quelle questioni focalizzassero idee e interessi convergenti.

In conclusione, reddito di cittadinanza e referendum propositivo nel quadro di una concezione generale di democrazia diretta sarebbero già di per sé quel mutamento di parametri, quella grande svolta che la gravità della crisi richiede. Se il tutto si inquadrasse nell’ottica della decrescita e di un nuovo europeismo rivolto a potenziare le culture e le produzioni locali, avremmo finalmente un programma adeguato.

Nel quadro attuale del nostro Paese, il MoVimento 5 stelle è - perlomeno - l’unica forza politica che sembra ricettiva  su temi di questo spessore.

Luciano Fuschini

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