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Primarie Vs parlamentarie: la differenza essenziale del M5S

Bene ha fatto Grillo a volere distinguere anche linguisticamente la sua iniziativa di far scegliere dal basso i rappresentanti del M5s, non confondendola con le primarie del PD. Ha voluto precisare che si tratta non di primarie per la scelta del leader ma di parlamentarie per la scelta dei candidati al Parlamento nelle elezioni della prossima primavera.

Le primarie del Pd sono stata un’americanata, uno show mediatico in cui i riflettori erano puntati, più che sui programmi, sulle persone, sulla loro età, sul loro modo di esprimersi e di porsi di fronte alle telecamere, sulla loro prontezza nelle risposte e nelle battute, sul loro aspetto giovanile o rassicurante per l’esperienza.

Nei contenuti, Renzi e Bersani si sono distinti perché il primo escludeva un’alleanza con Casini, volendo correre veltronianamente da solo, mentre il secondo lasciava aperta la porta alla possibile alleanza coi centristi. In politica internazionale Bersani, bontà sua, riconosceva la centralità del problema palestinese, mentre Renzi denunciava la minaccia del cattivissimo Iran con le sue armi terrificanti.

Tutto qui. Non una parola di qualche peso sulla necessità di una riforma profonda delle istituzioni europee. Non una parola sull’euro e sull’ipotesi di ritorno alle monete nazionali. Non una parola sulla vergognosa sudditanza all’Impero americano e sul pericolo che rappresentano le sue numerose basi sul nostro territorio, in caso di guerra. Parole elusive sullo strapotere dei banchieri e sul modo di affrontare una crisi non congiunturale ma sistemica.

Le primarie del PD, pur prevedendo sbarramenti, chiedevano la partecipazione non dei soli iscritti ma degli elettori in genere, esponendosi al rischio di infiltrazioni, manovre, trucchetti.

Tutt’altra cosa le parlamentarie di M5s.

Qui si scelgono non i capi ma i candidati al parlamento.

Li scelgono giustamente solo gli iscritti, utilizzando la Rete e non i costosi seggi sparsi su tutto il territorio nazionale sotto il mirino delle telecamere per lo spettacolo mediatico.

Li scelgono fra le persone della loro circoscrizione, volti noti, persone che si conoscono, che si presentano periodicamente al giudizio dei cittadini nelle assemblee pubbliche, con cui si può parlare pretendendo che siano portatori di istanze sentite dalla gente.

Chi ha frequentato le assemblee del Movimento conosce le sue prassi.

All’inizio della riunione i presenti sono invitati a proporre un tema per la discussione. Ogni proposta viene votata per alzata di mano. Le tre o quattro proposte che hanno suscitato più interesse saranno discusse. Il presentatore della proposta espone in pochi minuti il proprio punto di vista. I presenti porranno domande e obiezioni, a cui il relatore risponderà in una breve replica, dopo di che si passa alla seconda proposta secondo la stessa prassi, e così via.

Sia le parlamentarie sia le modalità delle assemblee sono tentativi di realizzare in concreto il principio della democrazia diretta. Su questo terreno nessuno è tanto avanti quanto Cinquestelle.

Ovvia l’obiezione: ma quale democrazia quando Grillo caccia brutalmente chi non gli obbedisce?

Proprio perché una qualche forma di democrazia diretta possa realizzarsi, occorre che ci sia un massimo di disciplina. Democrazia diretta non è anarchia.

Se vige la regola che si devono evitare gli esibizionismi e le trappole del sistema mediatico, non si deve partecipare ai talk show. Chi lo fa si pone fuori dal Movimento.

Per evitare infiltrazioni è giusto che i candidati al Parlamento siano scelti in Rete solo dagli iscritti.

Per evitare che minoranze logorroiche si impadroniscano delle assemblee, bisogna regolamentare gli interventi concedendo un tempo rigorosamente limitato.

Tutto ciò è indice non di “fascismo” secondo l’accusa stupida e vacua di chi non ha più argomenti, ma di serietà.

M5s continua a essere un contenitore piuttosto carente e sfuggente sul terreno dei contenuti, ma nella sperimentazione di forme nuove di aggregazione e di democrazia diretta, è il più avanzato che ci sia sulla piazza.

Luciano Fuschini

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