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La tempesta, politica, in un bicchier d’acqua

Mario Monti si dimette, ma non cambia nulla. Se non il fatto che ora ha le mani “più libere”, ovvero potrà 1) correre direttamente alle elezioni candidandosi 2) essere a disposizione per un nuovo governo, se, com’è prevedibile e caldamente sperato dai partiti misoneisti, dalle elezioni non dovesse uscire una maggioranza parlamentare.

Bene ha scritto il Ribelle nell’apertura di ieri: è una fiction, un film, una sceneggiatura per appassionare il popolo facendo teatro.

Ma, ripeto, non cambia nulla. Nulla di importante o determinante. È chiaro che dai centri di comando dell’Europa finanziaria, così com’è facile presumere anche per gli Stati Uniti, la “continuità” montiana è la via preferita. Il ludo cartaceo anticipato a fine febbraio o inizio marzo, nelle intenzioni di chi manovra e briga all’estero e a Roma su mandato della Trojka, sarà una seccante ma, stringi stringi, innocua formalità.

Certo, il ritorno di Berlusconi, ai banchieri e ai loro sgherri, piace pochissimo, per le ragioni che spiegavo l’altro giorno. E l’incognita Grillo è una bella rogna. Ma un duello vintage Berlusconi vs Bersani con l’ex comico a fare da terzo incomodo, monopolista in parlamento della protesta montante, con Lega ed estrema sinistra a far da contorno, costituisce uno scenario che sembra fatto apposta per richiamare in servizio il salvatore della patria, la riserva della repubblica in servizio permanente effettivo, il finto dimissionario Monti. O se non lui, una sua fotocopia.

Per carità, dalle urne potrebbe anche uscire un risultato favorevole al centrosinistra, anche se immaginiamo con ridottissimo margine. Nel qual caso Bersani eliminerà ogni illusorio, elettoralistico profumo di sinistra e si spruzzerà addosso tecnocraticissime litrate di “acqua di Francoforte”. Di sicuro, il redivivo tirannello di Arcore non ha alcuna chance (a parte la sua figura logora e ridicola, è attorniato da una banda di nani che farebbero fare brutta figura perfino a De Gaulle) mentre i grillini farebbero bene a ficcarsi in testa che dovranno fare opposizione guerrigliera, non giocare al bravo deputato con propostine al seguito.

Siamo in un periodo politicamente molto incerto e fluido. Un mercato delle vacche, delle sigle e delle liste, senza storia e senza una parvenza di coerenza, senza grandi obbiettivi e senza uno straccio di onestà intellettuale, visto che tutti – tutti – sanno che tanto, siamo qua a subire le conseguenze di un meccanismo, una latouchiana megamacchina, a cui il voto fa il solletico. Che il prurito possa aprire la ferita, è la speranza di chi vede bene un’affermazione dei 5 Stelle. Ma in ogni caso, per dissanguare il nemico serve ben di più e di altro. Per ora, assistiamo alle contorsioni  e agli auto-medicamenti – puro effetto placebo - del malato.

Alessio Mannino

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