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Grecia: come prendere tempo per una fine certa

Stallo, in teoria, in merito alla situazione della Grecia. In pratica le cose stanno un po' diversamente, come vedremo, ma il dato di fatto è che la trojka non ha ancora preso una decisione riguardo al nuovo "prestito" a tassi d'usura da accordare ad Atene. O meglio, traducendo, sta aspettando che vengano fatte, passo passo, tutte le cose che il governo greco si è impegnato a fare tra le proteste della popolazione, per racimolare urgentemente i 325 milioni di euro. 

La riunione di ieri, che doveva essere decisiva in tal senso, è stata spostata, sempre teoricamente, a Lunedì prossimo. Questa, almeno, la cronaca ufficiale. Ma già iniziano a trapelare, infatti, intenzioni di spostare ogni decisione a dopo le elezioni che sono state ventilate. Insomma, tutto è sul tavolo, e regna l'incertezza. "Aiuti" sì o no, permanenza della Grecia nell'euro o meno, default o meno. L'unica, di certezza, è quella che stanno vivendo i cittadini sulla propria pelle.

Ma ci sono due aspetti ulteriori a rappresentare novità nel quadro generale del tema.

Il primo è il fatto che a Strasburgo, e in modo piuttosto trasversale, si siano levate diverse voci per mettere sotto accusa la trojka che sta strozzando Atene: sia dai democratici sia dai socialisti sia dai verdi. Sembra che diversi deputati europei si stiano alla fine rendendo conto della assoluta impossibilità di portare avanti una situazione del genere. Certo, tutti lo fanno puntando il dito sul fatto che nessuna tra le misure imposte alla Grecia vada nei confronti del rilancio dell'occupazione e dell'economia, ma che si tratti invece unicamente di tagli e di operazioni di rientro del "prestito" concesso, dunque il minimo comune denominatore di queste voci dissonanti risiede non tanto in una critica all'intero sistema che ha portato a tale situazione quanto al comportamento di Unione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale. In ogni caso, è una novità.

A livello più prettamente politico, ed è il secondo aspetto certamente più importante, l'impressione è che in ogni caso si sia ormai certi di una uscita di Atene dall'euro: tutto il tempo preso sino a ora, portando avanti la situazione e anzi peggiorandola, sta nei fatti riuscendo almeno in una operazione: dare tempo ai Paesi e alle Banche esposte verso la Grecia di trovare soluzioni finanziarie e politiche per prepararsi all'atterraggio

I "lavori in corso" dalle parti della Bce, per cambiare alcuni regolamenti o meglio aggirare alcune norme in merito alla sua possibilità di intervento in scenari di questo tipo - dei quali parliamo quasi ogni giorno su queste pagine - vanno letti proprio in tale prospettiva.

Così come il "precedente" importantissimo della mossa "liquidità illimitata" offerta alle Banche a fine 2011 che si ripeterà con una seconda operazione analoga a fine mese: si arriverà, a entrambe le norme concluse, a circa 900 miliardi di euro erogati. Alle Banche, naturalmente. Insomma tutto quanto accade in questi giorni, a livello politico ad Atene e in Europa, serve unicamente a prendere un po' di tempo, rispetto a una fine che è certa, in modo da sistemare gli interessi di chi in tale situazione, la Grecia, ha messo.

In mezzo a questo, ovviamente, c'è il destino del popolo ellenico. Del quale, dalle parti della trojka, non interessa un granché.

vlm

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