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Portogallo: lavoratori nel mirino. E già colpiti

La trojka è contenta di come si sta comportando il Portogallo. E i mercati stanno apprezzando il tutto, visto che i tassi decennali dei suoi titoli di Stato, in breve tempo, sono scesi dal picco del 17 per cento raggiunto a suo tempo a un valore del 12 per cento attuale. Interesse notevolissimo, ma in discesa rispetto a prima.

Ciò che era stato richiesto per la concessione dei 78 miliardi tempo fa, in pratica, è stato rispettato dal governo conservatore di Passos Coelho. Ma, ovviamente, si "deve fare di più", poiché i dati del crollo del Pil del paese lusitano, accertati da Eurostat - 1.3% fra ottobre e dicembre 2011 e l'aumento della disoccupazione, attualmente al 14% - non permettono di dormire sugli allori. Beninteso, il tutto sempre secondo la logica dei diktat di Fmi-Bce-Ue.

Ma esiste un motivo, meglio due, che sono alla base del fatto che per ora, e sottolineiamo per ora, non si parla di una ristrutturazione del debito anche da parte di Lisbona (anche se comunque molti analisti lo danno, come per Atene, praticamente certo): il punto è che in Portogallo, più che in Grecia, si stanno sperimentando una serie di norme che lontano dalla ribalta, visto che si tratta di un Paese che ha comunque una incidenza minore in Europa, vanno in una direzione del tutto favorevole al piano di riassetto del mercato del lavoro dell'area del Mediterraneo proprio come i desiderata dei "nostri" banksters. 

Il secondo motivo per il quale i mercati continuano a speculare sul Portogallo ma senza ancora abbandonarlo del tutto risiede nella accondiscendenza da parte dell'Europa verso Lisbona - di cui il video ormai famoso che abbiamo pubblicato giorni addietro è una prova - proprio in considerazione del fatto che la macelleria sociale nel Paese si sta portando avanti in modo sostenuto. Il Portogallo è, un po', come un test di valutazione su come possano "funzionare" tutta una serie di cose che sono in ogni caso dietro l'angolo anche per gli altri paesi dell'Euro.

Mentre la Grecia è data per spacciata, vista la mole di denaro necessario al suo salvataggio, il Portogallo rappresenta un banco di prova ottimale proprio per testare alcune pratiche: e dunque la trojka continua a "sostenerlo".

Al di là delle cose ormai note - ed elogiate dagli esponenti di Fmi-Bce-Ue - come i tagli già operati agli stipendi del settore pubblico e gli aumenti del prelievo fiscale, ci sono ulteriori cose allo studio e soprattutto una legge sulla quale vale la pena riflettere. Le cose allo studio sono le solite: privatizzazioni ulteriori delle imprese pubbliche e nuovo taglio di pensioni e salari. Quella più importante, in primo luogo come test, è però una legge capestro varata grazie al ministro Santos Pereira, su mondo del lavoro.

Tecnicamente un punto chiave serve a ridurre le compensazioni versate ai lavoratori licenziati al di sotto della media europea (sino a tre anni fa, infatti, erano tre volte superiori alla media). Ma non solo: la legge permette alle aziende di lasciare a casa i lavoratori nei periodi di crisi, chiedendo loro, però, allo stesso tempo, di lavorare di più nelle fasi di crescita, ma senza paga extra. Ancora: la legge aumenta di una decina di giorni l'anno quelli lavorativi, ovviamente senza alcun emolumento in più, visto che il tutto è stato fatto mediante dei tagli alle festività.

Secondo il ministro è una legge "tra le più avanzate in Europa". A noi sembra una cosa a metà tra la prossima cinesizzazione del lavoro e il ritorno del cottimo. Ma una cosa è certa: ciò che lì è stato studiato ed è già legge, presto, probabilmente, sarà replicato altrove. Lacrime della Fornero o meno.

Valerio Lo Monaco

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