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Tav: "cretinetti" è chi la vuole

Quando Sallusti titola su Il Giornale « Altro che eroe è solo un cretinetti» (qui) ce l’ha con Luca Abbà, il militante dei No Tav che è caduto da un traliccio durante la mobilitazione rimendiandone ustioni su tutto il corpo e il coma.

«Uno che sale su un traliccio» continua tuonando Sallusti «non è un eroe, è uno che mette in pratica cose cretine ed illegali. Se l'è cercata e l'ha trovata, nel caso c'è pure l'aggravante dell'età, 37 anni, che rende il tutto oltre che tragico pure patetico». Quello che sembra davvero patetico è cercare costantemente di non affrontare i problemi, di nascondere la mancanza assoluta di argomentazioni con il facile meccanismo mentale che rende palese l’uguaglianza tra “scontri con la polizia” e “torto”. Come se davvero in questo caso la ragione fosse dalla parte della legalità, al servizio del capitalismo ma non dei cittadini che pure dovrebbero poter esercitare la propria sovranità. Per dirla con le parole di Zamboni, (qui) e del suo editoriale in proposito del 28/02, «nel rispetto delle leggi vigenti, e al cospetto dei potentati che quelle leggi le hanno volute, i cittadini della Val di Susa non hanno scampo». Il tutto senza considerare che l'uso della forza che il Governo ha usato per imporre l'inizio dei lavori alla cittadinanza è il segno inequivocabile della mancanza assoluta di una qualsivoglia forma di concertazione con le popolazioni locali, che sarebbe prevista dalla Direttiva Ue 2000/60.

Abbà ha 37 anni e, sì, ha avuto il coraggio di prendersi i suoi rischi per manifestare contro la realizzazione di una linea ferroviaria che serve solo a dragare soldi all’Europa e a spenderne altrettanti e di più della collettività. E dell’inutilità della Tav non parlano solo gli abitanti della Val di Susa, giustamente toccati nel vivo perché vedranno rovinato il loro ambiente e la loro salute. Non è solo una questione di alberi o di polveri. Parlando la lingua più universale che oggi il mondo conosca si può dire che è (anche) una questione di soldi. Sprecati, bruciati e immolati alla logica di un non meglio specificato progresso che non sarà in ogni caso questa Tav a innescare. Un progetto che di cretinetti ha tutte le caratteristiche. Innanzitutto si tratta della prima linea ad Alta velocità - in quanto tale progettata per i passeggeri - che i passeggeri non percorreranno praticamente mai, trattandosi di soli circa 16 treni al giorno. Il tratto sarà infatti dedicato per la massima parte al trasporto merci che, per questioni di sicurezza, non può viaggiare sopra certe velocità. Ma non finisce qui. Chi considera la Tav Torino-Lyon inevitabile e necessaria affinché i collegamenti con la Francia diventino efficienti non ha idea del fatto che l'attuale linea ferroviaria (Torino-Modane) è utilizzata solo al 38% della sua capacità mentre il collegamento ferroviario Torino-Lione è stato soppresso per mancanza di passeggeri. Ma, si dirà, la linea serve soprattutto per il trasporto merci. Perché, allora, puntare sull’Alta velocità, che serve solo al trasporto passeggeri? Inoltre, davvero il gioco vale la candela? I costi verranno ripagati dall’impiego massiccio della linea da parte delle aziende di trasporto? In realtà sembra che solo l‘1% del trasporto su gomma si trasferirà su quello ferroviario all’indomani dell’ultimazione della Tav. In parte perché il trasporto su gomma rimane essenziale per il raggiungimento delle destinazioni meno centrali, in parte per comodità. Inoltre il flusso delle merci non cresce più da dieci anni e, vista la fase di recessione che l’Europa tutta sta attraversando, c’è da credere non crescerà ancora per altrettanti. Certo, i sostenitori della Tav sosterranno che il cantiere sarà aperto per 10-20 anni e quindi la Tav sarà pronta per quando il Paese avrà ripreso a crescere. E qui sta il guaio: nonostante quello che il mondo intero sta vivendo negli ultimi anni c’è ancora chi ha il fegato di credere nella crescita infinita.

Il costo stimato dell’opera era inizialmente di 25 miliardi di euro. L’Italia da parte sua doveva prima investirne 11, ora “solo” 3,5. Non perché il progetto sia stato abbandonato ma perché dopo vent’anni di polemiche ai vertici hanno deciso di svilupparlo “per fasi”. Per ora si costruirà solo la galleria di base, distruggendo comunque gratuitamente il territorio, mentre il completamento della linea avverrà probabilmente in funzione della reale crescita del traffico. Ossia, mai.

Sara Santolini

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