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Russia, ancora Putin

Terzo mandato per Vladimir Putin: anche se lo spoglio sarà ancora lungo non vi sono dubbi che il Presidente sarà lui.

Risultato scontato, nonostante qualche dubbio della vigilia, e in linea con i sondaggi, inutile quindi scomodare brogli, che probabilmente vi saranno anche stati, ma nella fisiologica misura che affligge tutte le democrazie, anche quelle mature, dove può occasionalmente assumere livelli gravissimi, come negli USA.

I russi, inoltre, hanno potuto eleggere direttamente il loro Presidente, al contrario di altre “democrazie”, critiche verso il Cremlino, dove nessuno è stato eletto, ma tutti i rappresentanti del popolo sono stati decisi dalle segreterie di partito o dai consigli di amministrazione delle banche, magari straniere.

Il patriottismo, in opposizione allo strapotere della finanza internazionale, è stata la carta vincente di Putin che ha saputo così fermare la crescita di consenso dell’opposizione, che, non bisogna mai cessare di ricordare, è rappresentata in primo luogo dai comunisti, Ghennadi Ziuganov arriva secondo col 17%. Saranno quindi questi a condurre le proteste di piazza, magari appoggiati da Vladimir Zhirinovski (6,7%), e condurre l’opposizione a un leader che è, per la quasi totalità di chi non l’ha votato, troppo filo occidentale.

Nonostante questa negativa caratteristica che gli viene rimproverata, Putin sarà un osso duro da rodere per gli USA, sempre più in difficoltà nella nuova corsa al riarmo, ma a Washington non devono lamentarsi troppo: l’avessero spuntata le opposizioni sarebbe stato peggio per l’atlantismo. 

Non può stupire, quindi, che Putin gode di un grande favore popolare, confermato dalle urne, ed è inutile illudersi che questo sia dovuto a brogli, pressioni sugli elettori o a ingerenze “berlusconiane”: egli ha ridato dignità ad un popolo umiliato.

Fatto imperdonabile, questo, per commentatori in stile “la Repubblica”: è di cattivo esempio mentre si cercano di accreditare come salvatori della patria coloro che, invece, umiliano le nazioni. La democrazia in Russia procede nel suo, pur lento,  processo di maturazione, mentre in occidente siamo in piena involuzione e decadenza.

Ferdinando Menconi

C’è chi dice no. E fa benissimo

Né con le liberalizzazioni, né con le lobby