Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Toh, in Portogallo la "cura" della trojka non sta funzionando

Per una Spagna che dice "no" al prestito offerto dall'Fmi - e prevede immediatamente altri 10 miliardi di tagli alla spesa sociale, lo abbiamo visto qui - c'è un Portogallo che invece segue pedissequamente quello che gli viene imposto a livello europeo. E che, questo il punto, malgrado aver piegato la testa su ogni richiesta, come era facile immaginare, non vede la sua situazione economica (figuriamoci quella sociale) migliorare, anzi.

A passare in rassegna le norme messe a punto da Lisbona sembra rileggere la cronaca del governo Monti degli ultimissimi mesi: rigore nella spesa, investimenti cancellati e meno tutele ai lavoratori. Insomma austerità, che, come accennato, non sta funzionando, tanto che adesso si parla di dover ricorrere ancora una volta al soccorso europeo.

A oggi è passato grossomodo un anno da quando il Portogallo è dovuto ricorrere al piano internazionale di salvataggio da 78 miliardi di euro: sull'orlo della bancarotta, l'allora premier Socrates dovette capitolare e accettare gli aiuti ma, soprattutto, le richieste di austerità imposte da Fmi, Ue e Bce praticamente ogni giorno. Da allora a oggi. 

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Esattamente come per il caso Grecia, anche a Lisbona la cura somministrata non funziona. Non ha funzionato e non funzionerà, se non, ovviamente, per chi ha tutto l'interesse che il Portogallo rimanga con la corda al collo per continuare a pagare interessi su interessi ai soliti noti. 

L'attuale primo ministro Coelho non ha potuto che confermare la nostra analisi (che inizia già a essere vecchia di almeno un anno, a vedere gli archivi di questo giornale): "non posso escludere di dover ricorrere ancora al sostegno di soci internazionali", secondo una intervista al Financial Times.

Dal punto di vista pratico, in Portogallo, al momento, ci sono più disoccupati, più debiti e più recessione. È stata aumentata l'Iva e l'Irpef, ci sono stati i tagli ai sussidi di disoccupazione, sono aumentate le tasse sui servizi erogati nel settore sanitario (in qualche caso addirittura raddoppiate) e sono aumentati i prezzi del settore energetico e di quelli a essi collegati, come gas, carburanti, elettricità e trasporti.

Naturalmente, anche Lisbona ha licenziato la sua riforma del mercato del lavoro che ha, ovviamente, portato alla disoccupazione della quale abbiamo fatto cenno: i senza lavoro, in dodici mesi, sono saliti dal 12 al 15%, ed entro fine anno pare che si arriverà a 700 mila unità. Il Pil è caduto del 2.8% nel 2011 e si teme ancora peggio per l'anno in corso.

È stato ridotto un po' il deficit, questo sì, con tre punti e mezzo in meno rispetto a un anno addietro. E il tutto, ovviamente, attraverso il fatto di aver messo il popolo in ginocchio. Ma in ogni caso, i mercati non hanno creduto né credono alla ripresa lusitana, tanto che ancora oggi i titoli a dieci anni devono essere ripagati al 12%. 

E pensare che appena un anno addietro, ovvero nel momento precedente gli "aiuti", il Portogallo cedeva titoli decennali al solo 7% di interesse. Cioè quasi la metà di quanto li cede oggi. Dopo gli aiuti. Dopo le misure per far ripartire il paese.

Valerio Lo Monaco

 

Rating antimissile

L’ultima di Monti: uniti oggi come nel 1945