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Erdogan è “stanco” del libero dibattito sul genocidio degli armeni

Il premier Erdogan è stufo del fatto che ad ogni aprile, nell’approssimarsi del 24, il “Giorno della Memoria” armeno, negli USA si apra il dibattito sul riconoscimento del genocidio degli armeni e che venga richiesto al Presidente degli Stati Uniti di pronunciare la parola con la “G”, fin qui mai osata, salvo una volta da Ronald  Reagan.

Erdogan è indubbiamente più indispettito del normale dal fatto che più forti del solito siano le pressioni sul Nobel per la pace, affinché mantenga quanto promesso durante la campagna elettorale scorsa, e che, questa volta, pare ci sia un reale rischio che Mr President ceda alla verità storica e chiami con suo nome lo sterminio degli armeni: Genocidio.

Il premier turco, che ben potrebbe addossare il crimine alla Turchia di Atatutrk, le cui conquiste laiche combatte quotidianamente, si ostina nel sostenere il negazionismo di Stato, e mentre, in Francia, egli lotta contro le leggi contro il negazionismo in quanto paladino musulmano della libertà di espressione, pretende di limitare questa, oltre che in Turchia, anche negli USA dove chiede ad Obama di evitare che “deputati e senatori si prendano per storici” e riconoscano, come tale, il genocidio che aprì la lista di tutti i genocidi moderni.

Contemporaneamente ha la sfrontatezza di accusare Erevan di non voler risolvere la questione del Nagorno Karabagh, dove gli armeni, che, per usare un parallelismo di rivolta caro a Erdie, possiamo definire i palestinesi dell’Azerbaigian, sono riusciti a liberarsi dei loro coloni e ad abbattere i confini artificiali voluti da Stalin. 

In aggiunta a ciò ha dato corso ad un’offensiva di propaganda artistico-mediatica che vuole far passare il messaggio che gli armeni erano dei traditori dell’Impero Ottomano e, quindi, “se la sono voluta” durante la prima guerra mondiale. Certo gli armeni non erano amici del loro oppressore, avrebbero volentieri sostenuto il liberatore russo, ma, similitudine facile e calzante, sarebbe stato come se gli austriaci avessero sterminato tutti gli italiani, sotto il loro dominio, durante la stessa guerra: combattere con determinazione è una cosa, sterminare donne e bambini, dopo i maschi adulti, è altra cosa, e si chiama, appunto, genocidio.

In linea col mai tramontato desiderio di egemonia etnica, ma indegno e contraddittorio con l’immagine democratica che il partito islamico di Erdie cerca di darsi, è stato il suo esprimere insoddisfazione perché vengono ricostruite e, orrore, riaperte al culto chiese medievali armene nella zona di Van, là dove gli armeni furono sostituiti dalla manovalanza del genocidio curda, che adesso però, in quanto non turca e seppur musulmana, dovrebbe essere cacciata a sua volta. Questa è la libertà che Ankara pratica in patria, mentre esige che l'occidente rispetti, in suo nome, il dogma negazionista. 

Libertà di espressione e di parola che non esiste in Turchia ma che Erdogan esige esista in Francia: questa è la scusa con cui il governo di Ankara pretende il silenzio o l’accettazione della sua “verità” storica. Proprio in reazione a questa arroganza, cui la Corte costituzionale francese ha dato vergognosa soddisfazione, e all’uso strumentale dei “principi dell’89” da parte di Erdogan, sia Sarkozy che Hollande, pur avversari nella corsa all’Eliseo, hanno rilasciato inequivoche e orgogliose dichiarazioni di volontà, tali da far sperare che non si estinguano con la fine della campagna elettorale, di voler avere in Francia una legge che tuteli il genocidio degli armeni come quello degli ebrei, modificando la legge, votata e annullata da sentenza, in modo che, pur punendo chi insulta la memoria di un’infamia, permetta quel dibattito fra storici (che invece è represso nella Turchia che ipocritamente lo invoca).

Erdogan sta sbagliando tattica nel suo rumoroso e borioso difendere la vergognosa indifferenza che avvolge la tragedia subita dal popolo armeno: ha aiutato la grancassa mediatica e rotto la congiura del silenzio. Il colpo finale rischia, però, di arrivargli dal cinema: Steven Spielberg sta digitalizzando una quantità impressionante di filmati originali sul genocidio, confermando così che il suo “Shindler list” sul Metz Yeghern si farà ed il mondo saprà cosa accadde in Armenia Occidentale. Si indignerà in maniera adeguata, sconfessando finalmente le parole di Hitler sul “chi si ricorda il massacro degli armeni?”.

Ferdinando Menconi

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